di Paola De Lucia.

ASSOLO: passo di musica eseguito da una voce o da uno strumento, isolati da una massa vocale o strumentale (Enciclopedia Treccani).

Flavia, la protagonista dell’ultimo film di Laura Morante, è una donna che, giunta alla soglia della vecchiaia e in preda ad una totale disistima nei confronti di se stessa, si trova a fare, suo malgrado, un bilancio della propria vita assolutamente fallimentare sotto tutti i punti di vista, incapace di rendersi autonoma e di vivere il suo quotidiano da protagonista, facendo affidamento solo su se stessa.
Flavia è un caso estremo; rappresenta una figura femminile che non esito a definire imbarazzante e, spero, superata, la cui vita, costellata di squallidi quanto ingombranti rapporti con l’altro sesso, ha senso solo attraverso le relazioni sentimentali altrui quali, appunto quelle dei figli e dei suoi ex mariti (che, ovviamente, dopo di lei si sono ricostruiti una vita decisamente migliore e più appetibile con altrettante donne molto più “di valore” di lei).
Costretta da circostanze non determinate da lei ad intraprendere un percorso di crescita e di riscatto attraverso numerose sedute di psicanalisi in cui l’aspetto onirico e reale della propria vita si fondono e si intrecciano nevroticamente, finalmente, nel film si delinea, nella figura della psicoterapeuta, l’unica donna degna di nota, che riconcilia lo spettatore con il mondo femminile.
Insicura, debole, impaurita dal tempo che passa, inadeguata e totalmente dipendente dal giudizio altrui che, peraltro, si fa gioco della sua irritante ingenuità; incapace di emanciparsi e di rendersi donna autonoma, afflitta com’è da quel costante bisogno di riconoscersi persona e, quindi, di acquisire completezza e soggettività soltanto se affiancata da un uomo purchessia, il film è a tratti gradevole e offre anche occasioni per sorridere ma, è innegabile che, nel suo insieme, trasmette a tratti fastidio e irritazione per quelle figure femminili così deboli e mortificanti al limite della tristezza e dell’assurdità.
Alla fine Flavia riuscirà ad accettarsi nella sua “normalità imperfetta” e rendersi una donna autonoma e finalmente padrona della propria vita?
A me piace pensare di sì anche perché, diversamente, non esiterei a cassare negativamente questa seconda esperienza da regista della Morante… spunti di riflessione ce ne sono ma non abbastanza per emozionarsi e, comunque, non basta guidare un duetto rosso e incontrare l’ennesimo belloccio di turno per consolidare un’autonomia di vita che, quando c’è, comporta, inevitabilmente, una minaccia per l’uomo che ci affianca, se non in sintonia con il nostro crescere quotidiano.

 

1 commento

  1. Che commento!!!!! più chiaro ed incisivo del film stesso!
    E’ vero ho avuto le impressioni che la nostra oramai Critica d’Arte ufficiale ha espresso in modo così ricco , pieno, vero, obiettivo!
    Non vi è dubbio, gli spunti della problematica arruffata della donna in esame è quella comune a molte donne contemporanee. Certo un caso limite, direi incurabile nonostante le sedute di analisi. ottima occasione per dare vita alla figura della psicoterapeuta che “apre le porte” alla normalità.
    Mi piace l’interrogativo che si pone Paola sulla capacità della protagonista di ritrovare autonomia ed autostima …….. forse perchè non ne sono molto sicura!!!

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