Fino al 7 marzo 2016

Roma – Hard Candy Fitness Parioli

Giovanni Calabrese. Expensive Cure For Loneliness

Per la prima volta “la palestra di Madonna” ospita una mostra, l’esclusiva è affidata alle opere dell’artista Giovanni Calabrese che ha inaugurato il 5 febbraio 2016 “Expensive Cure For Loneliness”.
Nell’esistere contemporaneo, inteso come struttura sociale da cui dipendere, aumenta l’interesse per le relazioni e per quei rapporti umani dove l’uomo diventa il soggetto di partenza da cui estendere la propria identità.
Nella cultura delle interazioni la presentazione dell’artista Giovanni Calabrese “expensive cure for loneliness” è l’occasione di nascita di un luogo non più dedicato solo alla centralità dell’immagine esposta, quindi alla sua autorità, a ciò che vuole esprimere, ma anche a ciò che non vuole esprimere. Queste due componenti possiamo suddividerle in comprensibile ed incomprensibile che alimentano da sempre le discussioni tra gli addetti ai lavori ed il pubblico. Ciò che non si esprime, quindi non si comprende, è l’arte che si manifesta con agape nei confronti degli interessati nel capire ciò che non si può.
Ciò che rientra nel comprensibile sono le immagini, dove l’artista si racconta esibendo “intero” il disagio di essere chi non si sa chi sia che si cimenta in ciò che non sa. Ecco che l’arte a questo punto non è più, perché compresa si rifugia nel reale da cui tenta la fuga.
Nulla è assolutamente nuovo nell’arte, ma una lotta continua contro la scomparsa, la trasmissione attraverso l’immagine riconosciuta accumulata nel tempo.
Seguitare a prodursi espellendo. Ammazzarsi per evacuare cose che hai già cestinato da tempo.
Ed in questa contraddizione che si trova continuamente a lavorare, creando non più solo opere significative ma meccanismi che dal sociale diventano occasione per disfarsi del sociale e recuperare l’individualità: il privato. Racconta il suo disagio di essere mostrato al pubblico, per disfarsi definitivamente dei suoi lavori, interamente realizzati con il suo iPhone.
La convivialità, le relazioni che nascono attraverso gli strumenti social sono il punto di partenza per disfarsi delle stesse e recuperare se pur in presenza di altri, il proprio privato; per far si che l’umanità produca la realtà stabilendo legami, dobbiamo svuotarci di umanità, di sociale, quindi essere dove non si è, privarsi di se stessi come un degente e fare dell’opera un generatore di comportamenti singolari in una comunità umana che l’unica cosa che può condividere è la malattia.
I lavori presenti per dilettare il “ricovero”, sono stati realizzati con il suo iPhone disturbato dai messaggi, whatsapp, facebook ecc. e da tutto ciò che quotidianamente si appropria del privato, che scegliamo di non volere più. Gli invitati trascorreranno un tempo insieme che sarà piacevole solo se non si sentiranno costretti ad occuparlo bene.

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