di Paola De Lucia.  

Se nonostante i “bagordi” pasquali ancora non siete sazie di dolcezza, vi consiglio di andare al cinema a vedere La Famiglia Belier, un film del novembre 2014, diretto da Eric Lartigau che racconta la storia di una famiglia piuttosto bizzarra i cui componenti sono tutti sordomuti tranne la figlia sedicenne Paula, che è l’unica ad aver ricevuto in dono dal destino l’udito e, quindi, la parola e che proprio perché totalmente “abile” si fa carico di piccole e grandi responsabilità quotidiane, come rendersi interprete dei genitori che si esprimono nella lingua dei segni e della azienda agricola familiare.
Il film nel corso dei 145 minuti di durata si rivela più film in uno, tante sono le storie che si intrecciano e si consumano all’interno della Famiglia Belier; storie che, tuttavia, hanno come denominatore comune il tema della disabilità mai affrontata con banalità o compassione ma nel modo più equilibrato possibile, senza enfasi né frustrazione, miscelandola con il vivere quotidiano.
Paula è figlia e sorella udente di genitori e fratello sordomuti, sfacciatamente orgogliosi della loro identità tanto da essere, paradossalmente, loro i più propensi a discriminare chi disabile non è, e a non accettare la “abilità” di Paula nell’utilizzo della voce, quando il destino le presenta una prospettiva di vita lontano dal suo ambiente familiare e di sicuro successo.
Non voglio svelarvi di più del film per lasciarvi il gusto della sorpresa quando andrete a vederlo, ma sappiate che da quando inizia e sino alla fine è un susseguirsi di battute umoristiche sensazionali e di emozioni lente ma prepotenti che non vi lasceranno indifferenti. Anzi, sarà un crescendo sentimentale che invaderà il vostro cuore e salirà fino a sciogliersi in una commozione intensa e incontrollabile.
Il tutto condito con una colonna musicale davvero raffinata e selezionata con gusto impeccabile che accompagna lo spettatore fino alle battute e immagini finali le quali vi riempiranno gli occhi di calde lacrime dal dolce gusto lasciandovi una grande sensazione di benessere interiore.
E’ un film che vi farà bene, dicono i cartelloni pubblicitari sparsi per la città ed è verissimo, perché si esce dalla sala cinematografica con la consapevolezza che la disabilità va affrontata a viso aperto, che le barriere esistono e non occorre doversi riconoscere a tutti costi nella diversità dell’altro, nelle sue aspirazioni e nelle sue scelte e che il rispetto e l’amore quotidiano sapranno trovare la giusta armonia per accettarsi e volersi bene, pur nella diversità.
Buona visione e… alla prossima!    

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