Un cuore puro di bambino
di Maria Rosaria De Santis

Ha chiuso alla mezzanotte di ieri la mostra “Marc Chagall. Una retrospettiva 1908 – 1985” promossa dal Comune di Milano-Cultura, organizzata e prodotta da Palazzo Reale, 24 Ore Cultura-Gruppo 24 Ore, Arthemisia Group e Gamm Giunti, ideata e curata da Claudia Zevi con la collaborazione di Meret Meyer. L’esposizione, con oltre 340 mila ingressi, è stata la più visitata a Palazzo Reale nel 2014 ed ha rappresentato un evento espositivo molto significativo. Siamo di fronte alla più grande retrospettiva mai dedicata in Italia a Marc Chagall, con oltre 220 opere presenti – prevalentemente dipinti – che coprono un arco cronologico che parte dal 1908 (data in cui Chagall realizzò il suo primo quadro, Le petit salon) e approda alle ultime tele degli anni ’80. La mostra ha accostato dipinti ancora conservati nelle collezioni private degli eredi (alcuni dei quali inediti) a capolavori provenienti dai grandi musei del mondo (MoMa e Met di New York, National Gallery di Washington, Museo Russo di San Pietroburgo, Centre Pompidou di Parigi).
Questa mostra, però, non ha portato solamente alla ribalta uno degli artisti del Novecento più amati dal pubblico contemporaneo, ma ha aggiunto un notevole contributo alla conoscenza scientifica sul maestro: inedite Memorie, elaborate dall’artista dal 1970, sono state ritrovate in occasione della rassegna e qui, per la prima volta, presentate al pubblico. Da ultimo, vi è la dimensione internazionale dell’evento: nella primavera del 2015 la rassegna verrà riproposta nei Musei Reali di Bruxelles.
Le finalità della retrospettiva sono state quelle di porre in luce le complesse vicende del 900, mai sopite, e caratterizzanti anche l’epoca attuale. Chagall è uno dei pochi maestri del ‘900 che mantiene intatta la sua capacità di fascinazione e di presa sul pubblico del mondo contemporaneo. Ciò è dovuto non solo alla piacevolezza della sua pittura e al suo tono onirico, ma anche ai temi che ha affrontato nel corso della sua vita. Chagall fu uno straordinario poeta, capace di cantare come pochi i temi dell’amore e dei sentimenti. E fu anche un artista fortemente legato alla sua terra russa e alle sue origini ebraiche, e fu testimone sensibile di tutte le vicende storiche – anche le più tragiche – che caratterizzarono la storia del ‘900. Il suo linguaggio, apparentemente facile e gioioso, rivela in verità complessità e profondità filosofiche. “Chagall proietta nei suoi dipinti l’immagine di un mondo poetico intessuto di tradizione ebraica, di suoi ricordi di Vitebsk, di vita parigina, ma anche dei suoi amori e delle sue esperienze di vita, a volte assai amare”, come ci ricorda Claudia Zevi, la curatrice della mostra.
Il tema dell’esposizione è stato dunque centrato su una nuova interpretazione del linguaggio di Chagall, la cui vena poetica si è andata modellando nel corso del ‘900 attraverso la commistione delle maggiori tradizioni occidentali europee, dall’originaria cultura ebraica, a quella russa, all’incontro con la pittura francese delle avanguardie. La mostra esalta le tre culture di Chagall.
La rassegna suddivisa in 15 sezioni, abbraccia un lungo arco temporale che va dal 1908 al 1985: inizia con le opere degli esordi realizzate in Russia, quelle del suo primo soggiorno francese e del successivo rientro in Russia fino al 1921. Con il definitivo abbandono della Russia sovietica, Chagall inizia a scrivere la sua prima autobiografia (Ma vie), che ci guida nel secondo periodo del suo esilio, prima in Francia e poi America, dove l’artista vive la tragedia della morte improvvisa dell’amatissima moglie Bella (1944).
Con il ritorno in Francia nel 1950, e la scelta definitiva di stabilirsi in Costa Azzurra, Chagall ritrova un linguaggio poetico più disteso, rasserenato dai colori e dall’atmosfera del Midi. E qui si mette a stendere l’abbozzo delle Memorie, la sua seconda autobiografia, di cui il catalogo edito da Gamm Giunti-24Ore Cultura contiene la prima traduzione italiana. Tele e memorie affiancate offrono così la possibilità di comprendere meglio come Chagall – pur vivendo tra esili e vicissitudini – fosse riuscito a conservare il cuore puro di un bambino, capace di esprimere stupore, gioia e meraviglia di fronte alla natura e all’umanità. E di manifestare la concreta fiducia di poter costruire un mondo migliore.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui