di Paola De Lucia.

Con il suo ultimo film uscito nelle sale il 16 aprile, Nanni Moretti si cimenta nel tema dei temi, la morte della madre, argomento “scontato” quanto doloroso, affrontandolo con estrema delicatezza e sincerità, tanto da trasferire sullo schermo un vissuto intimo e personale che quasi “sorprende” lo spettatore.

L’ultimo tratto di strada che Margherita e Giovanni percorrono insieme alla propria madre, malata in fase terminale, è l’occasione per mettere insieme le difficoltà del quotidiano presente con i ricordi di un dolce passato familiare e per mettere a nudo la propria inadeguatezza di fronte ad una perdita tanto inevitabile quanto difficile da elaborare.

Il tutto è rappresentato con voluta lentezza proprio perché Moretti attinge frammenti (o qualcosa di più) dalla propria vita privata per cui non mancano, anche qui, le sue abitudini e le sue passioni quali il fare cinema su temi sociali benchè desueti, i piccoli piaceri in cucina, le chiacchiere sulla panchina, la scuola, la professoressa, i libri e gli studi classici in attesa dell’inesorabile, estremo evento che si consuma come in un’intima confessione.

E’ un diario privato dove trovano spazio, compatibilmente con l’argomento trattato, anche pagine di consueta, sottile ironia nelle quali Moretti approfitta per prendere in giro se stesso per i suoi limiti caratteriali e per il ruolo di regista che, interpretato dalla brava Margherita Buy, non è più in grado di soddisfare le richieste del suo pubblico e di spiegare la realtà perché incapace di capire la stessa realtà.

È un film delicato, concepito quasi con timidezza per il tema trattato ma che commuove molto e lascia un amorevole senso di tenerezza e speranza nel momento in cui, nell’immaginazione di Margherita, è la madre a spingere chi rimane a pensare al domani.

Da non perdere, veramente!

1 commento

  1. Ho visto il film la settimana scorsa. Loro sono due kolossal del cinema italiano. Triste, ma nn troppo, a tratti ironico e….decisamente vero.comunque “viva la mamma sempre”.

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