RI-SCATTI
Mostra al PAC di Milano, 95 fotografie realizzate da 13 senzatetto, dal 4 al 15 febbraio 2015, di Maria Rosaria De Santis.

Ci sono mostre che si vanno a vedere per la qualità delle opere, altre di cui si apprezza l’originalità del pensiero, altre ancora che ci turbano ma di cui non possiamo farne a meno di vederle.
Una mostra come Ri-scatti, invece,  si va a vedere per  conoscere le storie: la vita di Dino, Mario, Karim, Samira, Massimo e dei loro compagni di avventura/sventura, i tanti senzatetto che vivono a Milano passando dai centri d’accoglienza ai rifugi di fortuna. Sono  italiani e stranieri, uomini e donne, giovani e vecchi, che nella loro città parallela formano una comunità fluida dove si incontrano, si perdono, si rincontrano, a volte si aiutano, spesso si scambiano un sorriso, ma in generale  non si disturbano. Prima di abbandonarsi alla strada  avevano un lavoro, falegname, fabbro, architetto, cameriere, cuoco, qualcosa che erano e che si intravede nelle 95 immagini.
Questo progetto è stato ideato dalla giornalista Federica Balestriere e l’idea è quella del riscatto, cioè l’opportunità offerta a queste persone di misurarsi con una seconda possibilità, in questo caso un corso di fotografia , seguito da un concorso e da una mostra.  Per due mesi tredici senzatetto, selezionati dagli assistenti sociali del Centro Aiuto Stazione Centrale, hanno frequentato dei corsi  per imparare ad usare la macchina fotografica, filtri e obiettivi, ma soprattutto hanno scoperto il linguaggio fotografico, quel lessico fatto di pieni e di vuoti, di istanti rubati, di scene di vita quotidiana che diventano racconto. Così Dino, Mario, Karim, Samira, Massimo e i loro compagni di avventura/sventura, hanno cominciato a fotografare: la vita nei centri d’accoglienza, le piccole stanze, l’igiene quotidiana, i pasti, le chiacchierate. Ma anche la città vista da una prospettiva diversa: il contrasto tra ricchezza e povertà, i riflessi ingannevoli della pubblicità , apparizioni strane e inattese che solo chi ha tempo e voglia di vedere può notare. C’è anche un vincitore del concorso, scelto da una giuria di esperti, che grazie a una borsa di studio potrà lavorare per sei mesi nell’agenzia fotografica SGP, ma non è questo il punto.
La forza di questo progetto è di aver aperto una porta attraverso la quale chi era fuori è potuto entrare e chi era dentro può uscire a dare una occhiata.

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