di Lucia De Paolis

E’ uscito questo fine settimana nei cinema italiani il film di Saul Dibb Suite Francese tratto dall’omonimo romanzo di Irene Némirovsky (edito da Adelphi) che ho avuto il piacere di vedere domenica scorsa e che vi consiglio vivamente di non perdere.
Trama fondamentale del film, ambientato a Bussy nella provincia Francese durante l’occupazione nazista, è la incompiuta e profonda storia d’amore tra un uomo e una donna (Bruno e Lucille) travolti dalla passione condivisa per la musica e, purtroppo, dalla crudeltà degli eventi che negli anni ‘40 del secolo scorso incendiarono il cuore dell’Europa.
La bellissima Michelle Williams interpreta il ruolo di Lucille che, giovane sposa di un notabile del Paese, partito per il fronte subito dopo le nozze, la vede costretta a vivere, nell’attesa di ricevere notizie del marito prigioniero di guerra, nella nobile casa della severa suocera, donna algida e terribilmente dispotica, magistralmente interpretata da Kristin Scott Thomas.
La vita di Bussy viene improvvisamente stravolta in occasione della invasione dei tedeschi che, tra le altre cose, costringono gli abitanti del luogo ad “ospitarli” nelle loro case.
Nella nobile dimora viene quindi “ospitato” dalle due signore un tenente delle SS, Bruno, interpretato da Matthias Schoenaerts che da subito si dimostrerà di animo nobile, diverso dagli altri ufficiali che terrorizzavano il Paese mietendo vittime e commettendo abusi di ogni genere nei confronti della popolazione locale e, soprattutto, delle donne del posto.
Lucille farà di tutto per ignorare la raffinata e sensibile presenza di Bruno che le confiderà, in un fugace scambio di parole, di essere un compositore prima ancora che un soldato e sarà proprio la musica ad alimentare e a risvegliare sentimenti perduti tra i due.
Il film è veramente un capolavoro in ogni sua componente, ha una fotografia eccellente, una scenografia impeccabile, la colonna musicale è di una dolcezza struggente ed è interpretato magnificamente da tutti gli attori protagonisti che evidenziano, secondo il mio personale punto di vista, due cose fondamentali.
La prima è quanto la natura umana possa precipitare in basso quando è travolta da eventi di guerra al punto di arrivare a calpestare ogni sentimento e rispetto verso la vita propria e altrui che, per accattivarsi i “piaceri” e le “simpatie” degli invasori nazisti, infatti, dà spazio alla delazione più bieca sui vizi presunti degli abitanti del luogo e che non risparmierà la stessa Lucille la quale, nel frattempo, si è guadagnata il disprezzo dei suoi concittadini in quanto ritenuta una collaborazionista “sgualdrina” delle SS e, la seconda, messaggio ancora più evidente, che gli amori più grandi sono, in fin dei conti, proprio quelli che non si realizzano.
Il film è di rara bellezza e di una delicatezza estrema; forse davvero una storia d’amore intensa come poche, anche se priva di implicazioni fisiche; un’intesa spirituale e intellettuale delicata ed estremamente coinvolgente; una corrispondenza di amorosi sensi così unica da far dimenticare a Lucille (ed anche allo spettatore) che il tedesco è il nemico; un amore impossibile  tra un uomo e una donna travolti dalla Storia.
Da non perdere, assolutamente!

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