Fino al 17 gennaio 2016
Roma – Palazzo delle Esposizioni
UNA DOLCE VITA? Dal liberty al design italiano 1900-1940.

E’ una mostra ideata da Guy Cogeval, curata da Guy Gogeval, Beatrice Avanzi, Irene de Guttry e Maria Paola Maino, e organizzata dall’Azienda Speciale Palaexpo in collaborazione con il Musée d’Orsay di Parigi.

In Italia, le arti decorative di inizio Novecento sono figlie della tradizione artigianale e artistica e generano la nascita di un vero e proprio stile italiano, influenzando poi la nascita stessa del design moderno. Fino agli anni ’40, l’Italia è molto creativa e la società è in continua trasformazione, passando dal governo Giolitti al trauma della Prima Guerra Mondiale e, infine, sotto il regime mussoliniano.

Una dolce vita? traccia un percorso cronologico composto da oltre cento opere e basato su un dialogo tra arti decorative e arti plastiche.

Il XX secolo inizia con l’Art Nouveau, noto in Italia come stile Liberty o floreale, e artisti come Carlo Bugatti, Galileo Chini, Eugenio Quarti, Ernesto Basile e Carlo Zen con linee curve, forme ispirate alla natura talvolta esotica, e riferimenti ai pittori divisionisti, vicini alle tendenze simboliste diffuse in tutta Europa e rappresentate da importanti quadri di Previati, Segantini, Morbelli, Pellizza da Volpedo.
 
Al Liberty si oppone il Futurismo, un movimento d’avanguardia nato nel 1909 con Tommaso Marinetti che si estenderà alle arti decorative solo dopo la Prima Guerra Mondiale con oggetti di arte decorativa e di uso quotidiano.
 
Segue la stagione delle avanguardie quella del recupero della cultura classica che in Italia si traduce in diverse declinazioni nell’ambito delle arti plastiche e decorative, la Metafisica di De Chirico e di Savinio, e il Realismo Magico con Felice Casorati quale maggiore esponente.
 
Allo stesso modo, una visione incantata, sospesa tra ispirazione classica e gusto déco, caratterizza le ceramiche di Giò Ponti, e le creazioni in vetro di Carlo Scarpa; le opere architettoniche e l’arredo danno sfogo allo stile monumentale come espressione del ritorno al classicismo che, a sua volta, ispirerà i movimenti del regime fascista. Il regime abbraccia anche il Modernismo di Giuseppe Terragni e Mario Radice, le opere astratte di Fontana, Melotti e Licini e, nel campo delle arti applicate, lo stile razionalista segna il passaggio verso la produzione industriale e il design moderno.

INFO: http://www.palazzoesposizioni.it/categorie/mostra-dal-liberty-al-design

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