di Lucia De Paolis  

A due anni di distanza dall’Oscar, Paolo Sorrentino torna nelle sale cinematografiche con il film “Youth – La Giovinezza” che sembra essere la consacrazione artistica del regista il quale, per nulla appagato dai successi hollywoodiani, si interroga sulle possibili declinazioni che la Giovinezza, vista da lontano, assume attraverso una carrellata di solitudini individuali colti in diversi periodi della vita.
Il racconto si svolge quasi interamente in un lussuosissimo albergo sulle Alpi dove due magnifici ottantenni dal glorioso passato, amici e consuoceri, trascorrono un periodo di vacanza circondati da una serie di personaggi apatici e malinconici a tal punto da indurli a fare i conti con il proprio trascorso e con la dimensione della vecchiaia, non per questo “negativa” a tutti i costi.
Attraverso la variopinta umanità rappresentata e presente in quell’albergo, il premio Oscar Sorrentino  mette in scena le pulsioni e le contraddizioni delle diverse stagioni della vita nel suo “tipico” stile contemplativo e talento “visionario” mostrando, tuttavia, rispetto a La Grande Bellezza e ai suoi precedenti film, una inaspettata e giusta proporzione e pacatezza delle sequenze mai riscontrate prima. Sembra quasi che con l’Oscar il regista napoletano abbia trovato una propria superiore maturità registica, raggiungendo un perfetto equilibrio tra l’elemento onirico e le sue stravaganze e le profonde tematiche affrontate.
Il sorriso, ancorchè malinconico, mitiga la spietatezza di certi ragionamenti e bilanci si legge in una delle tante, positive recensioni pubblicate di recente e che condivido pienamente, e mi permetto di aggiungere che questo è un film commovente dove si dà ampio spazio alle emozioni e alle passioni; un film nel quale sentimenti come malinconia e contemplazione permeano il fecondo scambio di opinioni tra i protagonisti e le storie personali con una profondità a tratti già riscontrata nei personaggi de La Grande Bellezza.
La Giovinezza è una condizione esistenziale e non anagrafica che possiamo mantenere anche in vecchiaia soltanto se riusciamo ad amalgamare saggiamente desiderio e sufficiente distacco dalle infinite declinazioni del vivere….
Insomma, un film che tocca le corde più nascoste dell’anima dello spettatore dall’inizio alla fine, lasciandolo più ricco e pieno di commozione!
Dedicato a Francesco Rosi.
Grande….
 

1 commento

  1. PUNTUALMENTE, ESATTAMENTE, PROFONDAMENTE LA CRITICA DI LUCIA DE PAOLIS RIPROPONE IL SENSO INTERIORE DI QUESTA OPERA, CHE APPARE SUBITO UNA POESIA DI IMMAGINI E PAROLE; UNA DIMOSTRAZIONE NON VOLUTA MA SPONTANEA DI MATURITà ARTISTICA CHE SOLO UN “PULEDRO” DI RAZZA PUò CONQUISTARE NEL TEMPO. LA GIOVINEZZA è DAVVERO UNA CONDIZIONE ESISTENZIALE, MA ALLE CONDIZIONI CHE CI ESPONE MAGISTRALMENTE PAOLO SORRENTINO. COMPRENDERLO IN PIENO NON E’ DA TUTTI MA QUANDO AVVIENE è VERO: TI SENTI “PIù RICCO E PIENO DI COMMOZIONE” daniela

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