Dichiariamolo subito: ballare fa bene alla salute, sia al fisico che alla mente!
Non tutti sanno che ballando il corpo acquisisce scioltezza ed elasticità, ne trae beneficio la postura ma anche la coordinazione dei movimenti. Un’ora circa di lezione fa, addirittura, bruciare dalle 300 alle 450 calorie.
Mentre danziamo tutta la sfera sensoriale viene gradevolmente sollecitata dalla musica, dalla ciclicità del ritmo e dal movimento del nostro corpo. Ma intervengono anche altri fattori: i colori, le immagini ed i profumi che fluttuano nell’aria. Tutto ciò scatena nel nostro sistema endocrino la produzione delle endorfine, sostanze divenute ormai note perché dotate di una potente attività antidolorifica e al contempo eccitante, oltre ad avere la prerogativa di regolare l’umore regalandoci piacere, gratificazione, felicità, e ad essere un vero antidoto contro lo stress.
Il ballo sprigiona benessere e abbatte l’ansia ed è, quindi, riduttivo parlarne come se fosse una semplice azione del nostro corpo perché, in definitiva, è una elevata forma espressiva di cui il corpo è soltanto un mezzo di rappresentazione.
In materia di “ballo”, ho maturato una certa esperienza personale, che mi sento di condividere con voi.
Non avevo, infatti, mai ballato e, fino a qualche anno fa, non ne avevo nemmeno mai sentito la necessità.
Quando, molto raramente, mi trovavo quasi costretta a partecipare a feste con tanto di ballo finale, reagivo male irrigidendomi e passando il tempo lontano da eventuali persone che potessero cercare di convincermi a ballare.
Finché, cinque anni fa, mi sono trovata per l’ennesima volta in difficoltà. In vacanza, fui costretta ad andare a cena in un ristorante sul mare dove si poteva anche ballare. Tutti i miei amici ballavano ed io ero l’unica seduta a tavola a fumare come una turca per avere una scusa plausibile per non scendere in pista. Qualcuno aveva persino deciso di ballare accanto a me, per non lasciarmi sola! Risultato: mi sentivo ancora di più in imbarazzo!
Quella sera cominciai a pensare alla possibilità di prendere qualche lezione privata di ballo. Tornai a Roma e a settembre andai a Ischia per un fine settimana. Dopo cena, in hotel, organizzarono una serata di ballo con piano bar. Tutti ballavano e all’ennesimo invito di mio marito mi alzai e ballammo un lento: gli pestai i piedi non so quante volte! Sentivo che stavo lentamente andando a fuoco per l’imbarazzo, mi saliva un caldo asfissiante dai piedi fino alla testa, oramai ero diventata tutta rossa in viso e il respiro dentro di me si spezzava perché mi sentivo tutti gli sguardi della gente addosso. Per fortuna, riuscii a sopravvivere, contrariamente alla paura di un infarto che, piano piano, mi faceva sentire paralizzate le articolazioni.
Quel giorno stesso decisi che, finita la vacanza, avrei assolutamente cercato di imparare a ballare per non sentirmi mai più così male e inadeguata in occasioni del genere.
Ne parlai con un collega, Maurizio, che nel frattempo avevo saputo essere un gran ballerino e scoprii che, poco distante da casa mia, c’era la scuola di un famoso maestro cubano, Oscar Savon. Riuscii a convincere una mia cara amica e ci iscrivemmo al corso per principianti. I primi tre mesi furono durissimi ma era diventata un’occasione piacevole anche per fare due chiacchiere con la scusa di andare a lezione. Purtroppo, però, l’entusiasmo iniziale durò ben poco. Dopo qualche lezione Milena cominciò a lamentarsi per la stanchezza e per i dolori muscolari post lezione.
Dopo qualche mese, infatti, la mia amica mi comunicò che non aveva più intenzione di continuare il corso perché era stanca e non riusciva ad organizzarsi con tutti gli impegni che aveva. Mi trovai così di fronte al bivio: continuare da sola oppure lasciare? Testarda e pignola come sono, decisi di continuare. Ogni lezione, però, diventava sempre più difficile e, se fino a Natale, il maestro si era mantenuto sul facile, dopo cominciò ad insegnare figure sempre più complicate. Andare a lezione per me era ogni volta uno sforzo sovrumano. Ogni volta che andavo a lezione decidevo di smettere il mese successivo. Era questo il mio escamotage per prolungare la durata del corso di ballo. Nel frattempo, feci amicizia con Lucia e Silvia che mi diedero una bella mano a superare lo stress delle lezioni. Finito il corso invernale, a giugno decidemmo addirittura di proseguire le lezioni anche durante i due mesi estivi in un’altra location all’aperto.
Da allora sono passati 4 anni ed ho un unico rimpianto: aver aspettato tanto tempo prima di iscrivermi a un corso di ballo. Ma meglio tardi che mai. E’ l’unica attività che ha il potere di non farmi pensare a niente, solo a divertirmi. Quando ballo non posso non sorridere. Per me è una vera conquista…. Ricordo con piacere quanto fossi emozionata la prima volta che andai a ballare in un locale in cui era impossibile tirarmi indietro. Avevo il cuore che mi batteva all’impazzata e pensavo di morire quando il mio amico Mauro mi invitò a fare il primo ballo.
Da allora vado ancora a lezione e la cosa più bella che ho imparato è la gestione dell’ansia durante le feste con danza finale, a cui sono costretta a partecipare. Ho imparato anche che quando si balla bisogna fregarsene degli occhi di chi ci guarda: nella vita si fanno tanti errori, quindi si può anche sbagliare a fare dei passi o delle figure, ma l’importante è divertirsi, muoversi, fare esercizio fisico e, soprattutto, ridere di gusto! Tutto questo perché “non è mai troppo tardi”…

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