CMV IN GRAVIDANZA
della Dott.ssa Graziella Bellardini, Medico Chirurgo specialista in Endocrinologia.

E’ uno dei test più prescritti in gravidanza e genera spesso ansia nelle future mamme, sia perché poco conosciuto come virus, sia per la parola ”infezione”.
Il Citomegalovirus si trasmette attraverso i liquidi corporei a cominciare dalla saliva e dalle urine, normalmente la sua prima infezione provoca sintomi a seconda dello stato delle nostre difese immunitarie ma sempre semplici e banali: da nessun sintomo a mal di gola, febbre, a volte stanchezza e ingrossamento dei linfonodi.
Dopo la prima infezione si ”nasconde” nel nostro corpo per ricomparire in caso di depressione immunitaria. Se una gestante contrae la prima infezione in gravidanza, la trasmissione al feto è più frequente (30-40%) e le conseguenze per il bambino anche se in pochi casi (2-3 su100) più gravi.
Piccole, semplici norme igieniche possono aiutare a limitare l’infezione da Citomegalovirus nelle donne in gravidanza.
Un lavoro eseguito in Italia presso l’Ospedale Sant’Anna di Torino e il Policlinico San Matteo di Pavia ha identificato alcune misure igieniche che, seguite da circa 900 gestanti, hanno ridotto all’1% la possibilità di contrarre l’infezione.
La principale fonte di contagio sono i bambini al disotto dei 3 anni specialmente se frequentano scuola materna o asilo nido, queste norme riguardano donne sieronegative (non hanno avuto la malattia).
1) Non condividere con il bimbo stoviglie, cibo (non assaggiare la pappa) biancheria (asciugamani, tovaglioli), spazzolini da denti, non dormire nello stesso letto.
2) Non portare alla bocca succhiotti o altro che il bambino possa aver messo in bocca (mani e piedi).
3) Non baciare il bimbo in bocca o sulle guance.
4) Lavarsi frequentemente le mani con acqua e sapone specialmente dopo aver pulito naso e bocca del bimbo, cambiato il pannolino, maneggiato biancheria sporca o dato la pappa.
5) Lavare frequentemente giocattoli e seggiolone, box, passeggino con acqua e sapone.
Certo la limitazione di alcuni gesti affettuosi verso il proprio bimbo può apparire improponibile ma il 93% delle donne a rischio di infezione di questa ricerca lo ha considerato un impegno fattibile.

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