della Dott.ssa Graziella Bellardini, Medico Chirurgo specialista in Endocrinologia.

Qualcuno ironizzerà su questo titolo, eppure alcuni studi recenti danno per certo che tornare alla ”dieta” dei nostri progenitori può produrre un miglioramento certo e duraturo del controllo del peso corporeo contro l’obesità e tutte le malattie metaboliche ad esso correlato.

Questo nuovo approccio parte dal presupposto che fare tre pasti al giorno e, soprattutto, aumentare l’introito calorico nella seconda parte della giornata, possa produrre uno sbilanciamento metabolico che rende difficile smaltire le calorie introdotte e accumulate dopo il pranzo.

Quindi, via libera ad una abbondante colazione, a cui segue un pranzo non ricco e dalle ore 15 o comunque non oltre le ore16, non assumere più cibo, ma attuare un piccolo digiuno fino al mattino seguente.

Nel periodo di digiuno, della durata di 15-18 ore, si attiverebbero dei meccanismi capaci di bruciare i grassi accumulati e mangiare solo nelle 7-9 ore di massima attività metabolica favorirebbe un riequilibrio del peso corporeo.

La dieta del “digiuno breve”, frutto della ricerca di vari ricercatori (Chaix, Vilà-Brau, Hatori) andrebbe seguita per soli due giorni non consecutivi a settimana e dal punto di vista clinico si è dimostrata efficace anche a lungo termine, seppure le modalità di gestione debbano essere più ampiamente approfondite e personalizzate; le regole di applicazione di questo regime alimentare vanno impostate per ogni singolo paziente seguendo un corretto approccio nutritivo.

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