L’esperienza di una nostra Amica!

Eccomi, sono qui all’inizio del lungo corridoio dove si aprono le stanze del Percorso Senologico; la sala d’aspetto è piena e nel corridoio si vedono passare velocemente da una stanza all’altra medici ed infermieri. Eppure c’è silenzio, operoso, il suono delle scarpe sul linonelum corre rapido, le porte si aprono e si chiudono velocemente.
Dico all’infermiere il mio nome e il motivo per cui mi trovo qui: devo ritirare il referto dell’agobiopsia mammaria che ho eseguito una settimana fa, mi si avvicina una coetanea un po’ trafelata, l’accento dell’Est europeo  “tu l’hai già fatto? Io sto entrando adesso, com’è l’esame? Ho un po’ paura…”  Cerco di tranquillizzarla mentre s’incammina veloce per il corridoio.
Mi appoggio alla parete mentre cerco di dominare i pensieri, alzo gli occhi e di fronte incontro uno sguardo profondo e impaurito; Marcella si avvicina mi dice il suo nome e aggiunge “Io sono svenuta, non ho retto lo stress dell’agobiopsia“. Cominciamo a parlare degli esami passati, della durezza dell’attesa e poi dei nostri figli, dei loro amori e dei loro studi. L’attesa si prolunga, il personale si scusa, c’è molto lavoro oggi pomeriggio ma nessuno protesta. Noi continuiamo a parlare ed ecco si avvicina anche Chiara, anche lei in attesa di riposta, ha fatto l’esame in ritardo quest’anno ed è un po’ preoccupata, la sua bambina che è diabetica ed ha bisogno di molte cure le saltella intorno, è allegra, racconta che vuole studiare medicina: è sicura che le faranno uno sconto sugli anni di laurea perché dopo tanto tempo in ospedale tante cose le sa già. Timida si avvicina anche Esther con la sua pelle ambrata e i lunghi capelli ricci che si mantiene in disparte; il tempo scorre e noi lì in trepida attesa cerchiamo di farci forza, spalla a spalla, a raccontarci le nostre vite, i sogni dei nostri figli in un paese che non è più capace di accoglierli e sospingerli verso il futuro.
Mi chiamano e vado rapida per il corridoio; la dottoressa mi accoglie con un sorriso “Tutto bene!” e poi mi spiega con pazienza e chiarezza l’iter per la prossima visita.
Quando esco le vedo lì, insieme in fondo al corridoio che si voltano e mi guardano con sguardo interrogativo e sorridono appena mi vedono sorridente, anche loro sono state rassicurate dall’infermiere che passando rapidamente ha lanciato un “State tranquille, oggi solo buone notizie per tutte!” Sorridiamo insieme, la tensione si scioglie e quasi ridiamo, le nostre mani si allungano in un abbraccio largo e condiviso tra sconosciute eppure sorelle, forti e generose.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui