della Dott.ssa Graziella Bellardini, Medico Chirurgo specialista in Endocrinologia.

Fare diagnosi di ipertensione arteriosa non è così difficile, basta misurarla in farmacia o in casa e il riscontro di valori superiori a140/90 indica livelli più alti del normale.
Ma questo spesso non basta per diagnosticare quella che è una vera e propria malattia, anche perché molti fattori, anche occasionali, possono alterare i parametri normali, per cui un’accurata anamnesi e misurazioni ripetute devono necessariamente essere eseguite prima di instaurare una terapia.
Una recente ricerca dell’Università di Torino ha evidenziato come a volte si trascuri di indagare su alcune importanti cause di ipertensione che potrebbero invece essere facilmente individuate ed eliminate.
Tra queste ci sono alcuni farmaci che possono indurre ipertensione o che interferiscono sull’efficacia stessa della terapia antiipertensiva.
Più complicato e difficile da diagnosticare è l’uso di sostanze voluttuarie come la cocaina e la sibutramina (anoressizzante usato per ottenere perdita di peso), causa di aumento dei valori pressori, perché spesso l’uso di queste sostanze è difficilmente ammesso. E’ più semplice ”riconoscere” il forte fumatore: tra gli effetti deleteri del fumo c’è il rialzo pressorio già dalla prima sigaretta del mattino per non parlare degli effetti negativi sulla circolazione derivati dall’assunzione cronica di fumo. Allo stesso modo sappiamo che la caffeina e i derivati presenti nel caffè, tè, ginseng e cacao possono dare un lieve aumento pressorio, ma solo ad alte dosi.
L’alcol ha un effetto dose-dipendente sui valori pressori: superiore a 40 grammi al giorno può avere un effetto ipertensivo, mentre a dosi più basse (12 grammi di alcool corrispondono a 125 ml di vino) sono possibili effetti benefici sul sistema cardiocircolatorio.
Infine, ci sono molte sostanze vegetali, considerate per questo motivo innocue, che invece possono innalzare i valori e addirittura interferire con la terapia ipertensiva.
La più conosciuta è la liquirizia,  usata frequentemente per l’attività benefica sulla digestione e contro l’alitosi, che può dare ipertensione e ritenzione idrica. Anche la Yohimbina, alcaloide con effetti stimolanti e usato per l’impotenza, può pericolosamente elevare i valori della PA.
Il succo di pompelmo è noto per ridurre l’effetto di molti farmaci che abbassano i valori pressori; inoltre attenzione all’uso di Ginkgo biloba e Iperico, sostanze che possono comunque interferire con l’azione di farmaci vasoattivi.

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