della dott.ssa Graziella Bellardini, Medico Chirurgo specialista in Endocrinologia.

L’abito non fa il monaco… ma può fare un buon dermatologo, così almeno sembra in base ai risultati di una ricerca effettuata a Miami e pubblicata su JAMA Dermatology.
Il camice bianco influenza in modo significativo il rapporto dermatologo-paziente soprattutto in termini di affidabilità e competenza e soddisfa il bisogno da parte del paziente di ”sentirsi in buone mani”.
Si sa che l’abbigliamento ha un’influenza sottile ma significativa sul rapporto con il proprio medico, il camice bianco, in particolare, ha avuto sempre un impatto emotivo considerevole anche negativo: in alcuni contesti rischia di modificare artificiosamente i valori di pressione arteriosa dando origine alla famosa ”ipertensione da camice bianco”.
Dalla ricerca emerge, in particolare, che mostrando fotografie degli stessi medici con 4 diversi tipi di abbigliamento, casual, formale, camice verde e camice bianco, è stato chiesto ai pazienti da quale professionista avrebbero voluto essere ricevuti per visite o urgenze dermatologiche; il camice bianco è stato preferito dal 73% degli intervistati, segno che la percezione delle competenze professionali è influenzata dall’aspetto del medico, fatto non poco significativo: questa percezione infatti può indubbiamente incidere sull’efficacia della terapia.

 

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