della Dott.ssa Graziella Bellardini, Medico chirurgo specialista in Endocrinologia.

Si fa un gran parlare in questi giorni della famigerata tassa sullo zucchero, che in verità riguarderebbe le bevande zuccherate come i succhi di frutta, la cola, le aranciate ecc…
La parola tassa in Italia non suscita particolare simpatia ed infatti su questo si è scatenata una furiosa battaglia politica; in realtà all’estero questa tassa è presente da alcuni anni con l’intento di indurre una diminuzione dei consumi soprattutto tra i giovani. Tali bevande, infatti, con il loro apporto calorico elevato e lo scarso apporto nutrizionale, favoriscono la comparsa di obesità e diabete. I più giovani sono i più grandi consumatori e quindi i più esposti a questo rischio soprattutto se abitano nelle grandi città dove fanno poca attività fisica, l’aria è più sporca e durante il tempo libero hanno una vita sociale più limitata.
Il diabete, favorito dall’obesità, da alcuni anni sta diventando un’epidemia, colpisce quasi il 10% della popolazione e nelle strategie per combatterlo ben oltre le tasse sono le campagne di sensibilizzazione e prevenzione che dovrebbero svolgere un ruolo principale. Negli ultimi anni si è notato un certo rallentamento nell’incidenza che risulta ancora molto elevata in quanto gli stili di vita stanno neutralizzando tutte le campagne di prevenzione perché se trascorri la tua vita in automobile, in ufficio e a casa davanti alla televisione, è normale che il metabolismo degli zuccheri vada in tilt.
Una curiosità: sembra che le donne diabetiche ricevano meno assistenza degli uomini, cioè meno prescrizioni di farmaci, meno dispositivi per l’autocontrollo, meno esami e meno visite, insomma una differenza di genere considerata “difficilmente spiegabile”.

 

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