della Dott.ssa Graziella Bellardini, Medico Chirurgo specialista in Endocrinologia.

Nel nostro paese l’aderenza alla dieta mediterranea sta diventando, nei fatti, sempre più labile. Il tasso di obesità è molto alto, soprattutto nei nostri bambini: da un’indagine su di essi risulta che solo il 17% segue la dieta mediterranea e questo, nel tempo, potrebbe portare ad un aumento dell’incidenza di diabete oltre che di gravi malattie cardiovascolari.
Su Jama, prestigiosa rivista scientifica internazionale, è stato pubblicato un lavoro sui fattori dietetici e nutrizionali direttamente collegati alla mortalità da malattie cardiovascolari negli USA, che sta diventando sempre di più un modello alimentare diffuso a livello globale.
I fattori dietetici a rischio sono ben conosciuti ma la facilità dell’offerta, il basso prezzo e la praticità portano spesso a soprassedere sull’aspetto salutare. Eccoli in ordine di rilevanza:
– L’ elevato apporto di sodio è di gran lunga il fattore più importante: il sodio oltre a rendere il cibo più appetibile è un ottimo conservante, in particolare i cibi pronti ne sono molto ricchi.
– Il basso consumo di noci e semi, anche nel nostro paese se ne fa un uso solo occasionale, ormai.
– Il consumo di carni processate, negli USA praticamente giornaliero sotto forma di hamburger ed hot dog, offerti ad ogni angolo di strada a prezzi molto contenuti.
– Il basso consumo di pesce.
– Lo scarso consumo di verdure.
– Il basso consumo di frutta.
– L’alto consumo di bevande zuccherate sotto forma di succhi, cola e bevande energetiche.
Negli ultimi anni mediante campagne di informazione e di sensibilizzazione si è assistito a un miglioramento: il consumo di bevande zuccherate è diminuito, così come quello di carni processate, mentre è aumentato l’uso di noci e semi che ha portato a una diminuzione dell’incidenza di patologie cardiovascolari legate al consumo di alimenti.

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