C’è stato un tempo, tra gli anni ’80 e ’90, in cui la cucina italiana con un furioso e a volte perverso senso del rinnovamento ha usato la rucola come condimento-decorazione dei più svariati piatti, facendola passare come innovazione fantasiosa e modaiola: ”un bel letto di rucola” non poteva mancare in nessun menu degno di questo nome.
Tale forzatura dagli aspetti a volte caricaturali ha avuto delle controindicazioni: l’utilizzo di questo ingrediente così speciale e dal sapore deciso è stato presto ridimensionato, tanto da finire spesso nel dimenticatoio. Inutile dire che è un peccato, considerando le sue qualità gastronomiche, nutraceutiche e storiche (la rucola era venerata dai romani per le sue proprietà afrodisiache, ed era la pianta dedicata al dio Priapo!).
La rucola viene considerata dai ricercatori un alimento funzionale per gli effetti benefici legati alla presenza di ben 17 nutrienti essenziali per la salute. È tra le verdure più ricche di vitamine B e C, fibre, calcio, ferro, potassio, fosforo, con un apporto calorico veramente basso. È incredibile, ma appartiene alla famiglia delle Brassicaceae, cioè dei cavoli, per cui tra i suoi pregi abbiamo la presenza di sostanze a attività battericida, antiossidante, antinfiammatoria ed antiage.
Proprio l’erucina, che dona alle sue foglie il caratteristico sapore pungente, ha proprietà vaso-dilatanti e antipertensive. Quando mastichiamo le sue foglie crude, liberiamo proprio l’erucina che nell’uomo è capace di rilassare la muscolatura dei vasi sanguigni e di abbassare la pressione arteriosa.
Inoltre l’alta presenza di nitrati vegetali nelle sue foglie è associato alla riduzione del rischio cardiovascolare.
Insomma, è il momento di farla tornare sulle nostre tavole, e non solo come ”letto” su cui adagiare le pietanze, ma come protagonista di ottime insalate e pesti!

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