della Dott.ssa Graziella Bellardini, Medico Chirurgo specialista in Endocrinologia.

Il peperoncino continua a destare interesse e sono sempre di più gli estimatori del piccante; da secoli abbiamo imparato ad assumere questo vegetale scoprendo che non solo la piccantezza non è tossica ma che è addirittura una qualità e può trasformarsi in un beneficio per chi la usa quotidianamente.
Tutto il suo valore è racchiuso in una molecola, la capsaicina, sostanza bioattiva con proprietà antibatteriche ed antiossidanti, un alcaloide capace di far innalzare nel nostro organismo i livelli di endorfine donando una sensazione di profondo benessere.
Un interessante studio è stato effettuato in Cina in una popolazione abbastanza vasta per un periodo di tempo abbastanza lungo, dal 2009, così da poter osservare gli effetti di un consumo prolungato e giornaliero di cibi piccanti sullo stato di salute e su parametri nutrizionali.
I risultati hanno dimostrato che la maggiore frequenza e quantità media di cibo piccante è associata a minori livelli di colesterolo LDL, il cosiddetto colesterolo cattivo; i livelli di colesterolo HDL, il cosiddetto colesterolo buono, erano significativamente più alti in quelli che consumavano abitualmente cibi piccanti più di cinque volte a settimana, così come i livelli di piccantezza erano correlati positivamente ai valori di trigliceridi.
Così il cibo piccante, in soggetti sani, può rappresentare un aiuto per il controllo del colesterolo e per la prevenzione delle malattie cardiovascolari.

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