della Dott.ssa Graziella Bellardini, Medico Chirurgo specialista in Endocrinologia. 

L’emicrania è un tipo di cefalea intensa e ingravescente accompagnato da disturbi visivi, fotofobia e a volte da nausea e vomito. Colpisce il 10% della popolazione mondiale e soprattutto le donne (tre volte più degli uomini), in particolare nel periodo del ciclo mestruale.
L’alimentazione rappresenta la causa più importante tra quelle primarie, cioè quelle che provocano uno stato di infiammazione latente ma continua, su cui si innesta poi lo stimolo finale che provoca la reazione dolorosa: i rumori intensi, il freddo e lo stress.

Tra gli alimenti ”incriminati” troviamo il cioccolato, la frutta secca, i formaggi stagionati, le carni inscatolate, conservate, affumicate, o comunque che contengono nitriti come salsicce e salumi; inoltre il glutammato, presente nei dadi e in altre preparazioni alimentari come la salsa di soia, l’aspartame, i pesci essiccati e affumicati, il vino rosso, la cola e i solfiti presenti in alcuni vini.

Il tè e il caffè possono avere effetti opposti in differenti persone, scatenante oppure terapeutico.

Attenzione, perché anche bere da bottiglie o bicchieri di plastica e mangiare cibi dai contenitori per microonde potrebbe scatenare una crisi emicranica. In questi casi il bisfenolo A, composto chimico usato nella produzione della plastica, sarebbe il responsabile.

Ho qui citato gli alimenti che sono più comunemente chiamati in causa nell’emicrania, ma va ricordato che la risposta ai vari alimenti è individuale. È quindi consigliabile cercare di individuarne uno alla volta per eliminarlo dalla dieta, considerando che l’attacco inizia circa 3-6 ore dopo l’ingestione.

Proprio la ricerca di un profilo alimentare individuale è infatti l’obiettivo degli studi sul ruolo degli alimenti nell’emicrania: individuare cioè gli specifici indicatori di una eccessiva assunzione di un particolare gruppo alimentare. Non si tratterebbe di un’allergia! Qualsiasi alimento, se assunto in eccesso da un particolare individuo, potrebbe determinare le reazioni infiammatorie su cui si innesta lo stimolo finale della crisi.

Dal cibo la malattia, nel cibo anche la cura: Ippocrate docet!

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