della Dott.ssa Graziella Bellardini, Medico Chirurgo specialista in Endocrinologia.

Una tassa del 20% su tutte le bibite dolcificate da impiegare per diminuire il prezzo di frutta e verdura e per invogliarne il consumo: questa la provocatoria proposta della British Medical Association per migliorare le abitudini alimentari degli inglesi. Una legge simile sembra sia già stata approvata in Messico, dove il forte consumo di queste bibite ha subito un calo consistente.
Si parla di almeno 200.000 decessi all’anno legati al consumo di bibite zuccherate: drink energetici e analcolici, bevande alla frutta, succhi di frutta con zucchero aggiunto, thè zuccherato e bibite gassose zuccherate.
L’eccessivo consumo di carboidrati a rapido assorbimento, come lo zucchero, causa obesità in quanto gli zuccheri introdotti e non consumati con l’attività fisica si depositano sotto forma di grassi.
Inoltre l’eccessivo apporto di questi carboidrati aumenta rapidamente il carico glicemico provocando, a lungo andare, il diabete e a seguire malattie cardiocircolatorie.
L’uso di bevande zuccherate fa parte di una dieta senza qualità, in genere l’uso di alimenti solidi è legato allo stimolo della fame, mentre il consumo di queste bevande avviene spesso in assenza di fame, per sete o a volte per semplici ragioni di ordine sociale.
Le conseguenze negative di un uso cronico sono l’alterazione del gusto e deformazione della scelta degli alimenti. Nei bambini possono alterare il gusto fino a rendere sgradevole o amaro il sapore naturale di frutta e verdura, e spontaneamente le preferiscono all’acqua da bere.
Il risultato è una dieta non ottimale, senza qualità e benefici per la salute.
L’OMS ha chiesto una riduzione del consumo di zucchero al 5% delle calorie totali giornaliere, cioè 25 grammi che corrispondono a 100 calorie: davvero una sfida considerando che una lattina di cola ne contiene circa 35 grammi.

 

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