della Dott.ssa Graziella Bellardini, Medico Chirurgo specialista in Endocrinologia.

Durante la pandemia il cibo ha assunto un ruolo non secondario: lunghe file ai supermercati la notte prima del lockdown, scaffali depredati da farina, pasta, lievito e altri generi alimentari. E che dire dei filmati sui social? Tutti che impastavano torte, pizze e sfornavano improbabili creazioni culinarie.
Inoltre sono circolate sul web moltissime notizie riguardo ad alimenti dal presunto effetto anti Covid: latte, rosmarino, basilico, peperoncino… la lista è lunga! Si sono talmente diffuse che è dovuto intervenire il Ministero della Salute a bollarle come Fake news.
Ma è possibile una reale alimentazione anti Covid? Sappiamo che alcuni alimenti possono influenzare il nostro sistema immunitario, questo sì. Essi sono necessari al raggiungimento e il mantenimento di uno stato di benessere attraverso componenti e sostanze bioattive. Ma sappiamo veramente sfruttare il loro contributo?
Questa pandemia ha stimolato enormemente la ricerca scientifica e ha aperto due aree di ricerca.
La prima riguarda i micronutrienti (come le vitamine C e D, la quercetina, il miele) che potrebbero essere sviluppati come potenziatori del sistema immunitario o come coadiuvanti delle terapie.
La seconda area di ricerca riguarda le potenzialità di alcuni composti alimentari nell’interferire con il ciclo infettivo vitale del Covid. Tra questi la glicirrizina (dalla liquerizia), l’acido caffeico, il resveratrolo (dal vino rosso), la curcumina, componenti del propoli, le catechine del tè e altri.
Insomma, l’alimentazione ancora una volta si dimostra essenziale per la nostra salute. Il cibo può e deve svolgere un ruolo nella strategia preventiva e co-terapeutica al tempo del Covid.

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