Dalla Terra dei vulcani ghiacciati
di Graziella Bellardini.

Qualche anno fa l’eruzione di un vulcano islandese bloccò la circolazione aerea dell’intera Europa, scoprendoci improvvisamente deboli e semplici comprimari della vita del pianeta.
Eccolo, si intravede in fondo a questa lunga ed ampia pianura di detriti terrosi e scuri che risale dal mare, attraversata da corsi d’acqua a tratti impetuosi alimentati da tre ghiacciai man mano che risaliamo verso il vulcano con l’autobus di linea 4×4: è l’Eyjafjallajokull. La valle di Posmork sembra un deserto di colore nero, i detriti ghiaiosi dei vulcano trasportati dallo scioglimento dei ghiacciai verso il mare sono attraversati qua e la da torrenti tumultuosi che sconvolgono continuamente il paesaggio, il pullman li attraversa con entusiasmo e una sfrontatezza tale che i passeggeri quasi rimpiangono il traffico cittadino.
Dai finestrini osserviamo ghiacciai a picco sulla valle, alte rocce erose quasi sospese sul terreno che aggiriamo col pullman, gruppi di cavalli che corrono nel vento. Arrivati al rifugio, a una pausa in una vasca di acqua calda naturale all’aperto, preferiamo la salita verso l’alto attraverso un sentiero che sorprendentemente si incunea in un bosco sempre più verde con piccole betulle; ci arrampichiamo fino alla grotta ”cantante” dove una eco capricciosa fa cantare una piccola cascata di acqua sorgiva tra le rocce.
Continuiamo, ai lati del sentiero lunghe file di porcini ci accompagnano, e sulla sommità un’erica lussureggiante tappezza tutto il prato avvolgendoci in una nuvola rosa mozzafiato: qui ci sediamo ad ascoltare il suono del vento e a goderci la vista dei tre vulcani con le cime ghiacciate e i fianchi verdeggianti che fanno da cornice a questa valle scura, dove i ragazzi islandesi vengono a festeggiare la fine dell’anno scolastico.
Dopo aver mangiato al rifugio una buona e calda zuppa di agnello con pane nero, torniamo indietro col pullman ”ballerino” e decidiamo che è il momento di andare a Geyser per ammirarne finalmente lo spettacolare getto di acqua calda che esplode verso il cielo.
Lunghe file di pullman e un grandissimo Guest Center ci fanno capire come il fenomeno turistico islandese abbia preso piede; questo popolo così intraprendente ed operoso di soli 330000 unità, è stato capace quest’anno di accogliere più di 2milioni di turisti e ripianare un debito pubblico fallimentare.
Comunque tutta la zona è preda di fenomeni naturali: il fuoco si diverte, gioca con gli altri elementi ed ecco pozze fumanti, laghetti gorgoglianti, vapori allo zolfo, fino alla grande pozza di Strukkur: qui, come un folle ed eccentrico fantasista, il fuoco dalle viscere della terra innalza, dopo piccole ”rincorse”, un getto d’acqua calda e vapore che sale per circa 20-30 metri, gioca nascondendosi per alcuni minuti e poi torna ad esibirsi con un nuovo getto magari doppio o più misero come un qualunque giocoliere di strada….

Segue…

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