Dunque, siamo andate qualche anno fa tra la fine di agosto e gli inizi di settembre, il clima è stato perfetto. Mi raccomando, le scarpe devono essere comode e antiscivolo, perché ci sono molte stradine in discesa o salita ed è molto bello passeggiare. Per l’abbigliamento femminile, anche se c’è di tutto, dal burka completo,  al caftano su pantaloni o gonne lunghe (che va per la maggiore) ai calzoncini corti, è assolutamente consigliabile non denudarsi troppo. E’ bene portare sempre un pareo leggero, in caso di visita alle moschee e soprattutto dei calzini di cotone per evitare il contatto diretto col tappeto dove passano tutti, che col caldo si impregna e “fieta che levete”!
L’impatto iniziale è stato sorprendente, perché venivamo dalla ormai non più civile Italia, paese nel quale se imbarchi una valigia sei un vero amante del rischio. Ebbene, sbarcati ad Istanbul, dove vivono milioni di persone di ogni razza e religione, in 10 minuti avevamo già la valigia che girava sul nastro….Tiè!!! Abbiamo soggiornato in un hotel di charme nella zona di Beyoglu al Tom Tom suite, un posto molto bello, con finestra sul Bosforo e le guglie delle moschee visibili dal letto, dove tra l’altro in alcuni periodi dell’anno fanno delle offerte molto interessanti e col cambio potrebbe non essere una cosa impossibile, soprattutto se per pochi giorni,. Comunque la città offre ottime sistemazioni di tutti i tipi e non è mai particolarmente cara. La prima cosa da decidere è la zona dove volete stare.
Vi consiglierei o Sultanahmet, (vedete su internet un albergo che si chiama Zoe, sta dietro alla moschea blu ed è fichissimo)  che è proprio il centro storico dove c’è la maggior parte dei  monumenti principali ed è quindi molto turistico, oppure Beyoglu, sull’altra sponda del Bosforo, dove c’è la Galata Tower, ci vivono, ci sono i localini per la sera, si può fare shopping, lo struscio a Iskital Caddesi, godersi lo skyline di Istanbul, scendere sul Bosforo a piedi. In ogni caso, entrambe le zone sono facilmente raggiungibili a vicenda, anche passeggiando un po’, o con qualche fermata di filobus: efficiente mezzo ecologico e dotato di rampa di scivolo per disabili, nonché puntuale!

Quattro giorni bastano senz’altro per vedere le cose principali e farsi un’idea completa della città: Santa Sofia (vi consiglio di prendere una guida che parla italiano a soli 10/15 euro, perché vi svelerà mille particolari che altrimenti perdereste) e la moschea Blu stanno una di fronte all’altra, il TopKapi, (provate per un attimo a ribaltare il concetto di harem comunemente diffuso e chiedetevi perché un solo uomo se lo ripartivano “a piccole dosi” fra più donne…) col meraviglioso parco di pertinenza, la cisterna di Diocleziano, Galata tower che offre un panorama molto bello e l’imperdibile gita sul Bosforo. Per quest’ultima vi consiglio di prendere un traghetto che fa ritorno verso il tramonto, perché la visuale è molto più scenografica rispetto alla piena luce.

Un salto alla casbah non è male ma è troppo artificiale, pare sia meglio il mercato delle spezie che noi non abbiamo visto. Ci sono due hammam che vale la pena visitare, noi non ci siamo stati, ma pare che quello che si chiama Cemberlitas sia notevole. A prescindere dai monumenti, quello che mi ha colpito è l’incontro di culture e religioni che convive abbastanza pacificamente. In realtà, non è né Europa (anche se ci sono case col bow-window stile vittoriano) né completamente araba, è la turchia, un tertium genus, proprio per questo unico e non facilmente etichettabile. Passeggiando si incontrano donne completamente coperte dal burka nero e donne poliziotto che cavalcano la moto vestite in canotta, insomma, da vedere assolutamente!

Veniamo al cibo: è uno dei pochi paesi dove non si sente la mancanza della cucina italiana: mangiano molti ortaggi, verdura, formaggi, pesce e kebab, molta frutta, i dolci sono buonissimi. Vi consiglio un torrone di pistacchi che vendono in vaschette, è molto morbido calorico ma buono da morì. Non mi ricordo come si chiama (non è il baklava) ma non avrete difficoltà ad intercettarlo perché sta dappertutto. Così come per il pranzo è sempre possibile mangiarsi una pannocchia bollita o il pane arabo imbottito di formaggio o verdura, che risolve il pranzo benissimo. La loro birra è buona. Se vi va, provate ad andare a cena al Leb-i-derya. Ce ne stanno due ma quello dove siamo stati noi  sta a Kumbaraci, un vicoletto che scende da Iskidal caddesi. Si entra in un palazzo un po’ decadente e perciò l’impatto col ristorante che sta sulla terrazza è davvero sorprendente, vista spettacolare, frequentato bene, si mangia anche molto bene, si spende un po’ meno di 30 euro.

La lingua è davvero difficile e abbastanza incomprensibile, tipo il sardo: perfino “grazie”, che è una parola abbastanza facile ovunque, si dice Tesekkur ederim. C’è un bel vocabolario di frasi frequenti che potete scaricare da internet, ve lo consiglio perché non parlano molto l’inglese e magari siete indipendenti nel leggere qualche cartello.

Ora, però, devo interrompere altrimenti si brucia l’arrosto! Have a nice holiday!

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