di Paola De Lucia.

Quando si viaggia, anche se si tratta di vacanza e, quindi, di un momento di svago e spensieratezza, bisognerebbe sempre cercare di cogliere l’effettiva realtà del Paese che si sta visitando, al di là dei luoghi comuni e degli stereotipi che pregiudicano il nostro “viaggiare” e fanno sì che nulla, oramai, riesca più a sorprenderci e a meravigliarci perché, con la globalizzazione e internet, è tutto un dejà vu….
Sono lontani i tempi in cui, per dirla con Italo Calvino nelle sue Città Invisibili, Il viaggiatore riconosce il poco che è suo, scoprendo il molto che non ha avuto e non avrà, tuttavia, anche nei luoghi più vicini e simili al nostro Paese, è possibile ancora oggi riconoscere usanze e tradizioni differenti dalle nostre che dovrebbero spingerci ad adottare, per buona norma, una sorta di galateo comportamentale anche in viaggio.
Anzi, spesso ci si organizza un viaggio certamente per vacanza ma anche e soprattutto per conoscere  realtà differenti e scoprire, quindi, un mondo diverso dal nostro o altre interpretazioni della realtà ed uno dei principali motivi che ci spingono a viaggiare è proprio questo desiderio di entrare in contatto con un quotidiano diverso dal nostro, lasciando a casa le abitudini di “casa nostra”…ed è proprio questo immergersi nelle abitudini diverse dal nostro quotidiano che, talvolta, rende il rientro a casa propria tutto sommato più invogliante.
Si torna arricchiti perché abbiamo lasciato che il viaggio ci contaminasse e ci facesse scoprire non solo un nuovo mondo ma anche aspetti del nostro carattere che fino ad allora non conoscevamo…ed è nel contatto con il nuovo, con la diversità di abitudini, nella scoperta, intesa nel senso più ampio possibile, che ritroviamo l’essenza migliore e più gratificante e più nobile del viaggiare.
Ma la medaglia ha, come sempre, il suo rovescio…..frequentemente la nostra “cultura” ci porta ad emettere giudizi su comportamenti e/o tradizioni piuttosto che abitudini locali non sempre generosi nei confronti delle diversità inducendoci ad una sorta di graduatoria tra il “noi” e il “loro” fuorvianti se non addirittura irriguardosi nei confronti del Paese che stiamo visitando.
Nell’accingerci ad intraprendere un viaggio, non dovremmo mai dimenticarci di considerare con il dovuto rispetto le abitudini, la cultura e, perché no, il sentimento religioso del Paese dove trascorreremo le nostre vacanze. A titolo esemplificativo, l’abbigliamento che, soprattutto noi donne, indosseremo durante una vacanza in un Paese orientale, dovrà tener conto del fatto che esistono paesi in cui la religione caratterizza la quotidianità in ogni suo aspetto e, pertanto, quello che per noi è un semplice scoprirsi per stare più freschi o per abbronzarsi, per altri, invece, potrebbe essere interpretato come un’offesa, anche grave, alla moralità religiosa e alla decenza. Del resto, al di là delle proprie abitudini e convinzioni, non mi sembrerebbe opportuno  entrare in un tempio o in una moschea o in una sinagoga o in una chiesa indossando una canottiera e un paio di shorts e ciabatte….ecco, gli esempi da fare sarebbero davvero tanti (dal modo di salutare alla possibilità di fare fotografie anche a siti ritenuti strategici come, per esempio, è capitato al Guggenheim di NY…) ma quello che vorrei, in conclusione, sottolineare è un generico richiamo, quando si visita un Paese diverso dal nostro, alle care, vecchie buone maniere e alle indispensabili norme di civiltà e educazione che, unite ad un pizzico di sensibilità e correttezza personale, non dovrebbero mai essere lasciate nella nostra stanza d’albergo.

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