E’ un itinerario dedicato a tutti coloro che desiderano trascorrere un fine settimana diverso, realizzando un gradevole viaggio in Ciociaria, per apprezzare alcuni luoghi fuori mano, tra i monti della Monna e della Rotonaria. Se non conoscete tale territorio della regione Lazio, avrete così l’opportunità di visitare Veroli, Alatri o Arpino, cittadine che hanno molto da raccontare sul passato della regione, e potrete spingervi sino alla celebre e maestosa Certosa di Trisulti, immersa nel verde di secolari foreste di faggi e abeti.
Per l’itinerario, vi consiglio di raggiungere il comune di Collepardo in provincia di Frosinone.
Da Roma, utilizzando l’autostrada A1, arriverete a Frosinone e, usciti al casello, proseguirete poi per Veroli o in alternativa per Alatri.
Il nome di Collepardo sembri derivare dalla presenza tra questi monti di alcuni felini selvatici, ma stiamo parlando di preistoria; sullo stemma del comune è rimasta l’effigie del gattopardo, ma studi più recenti ne fanno derivare l’etimologia da un tipico nome longobardo: quello appunto di Pardo.
Oggi, il tranquillo paesino racchiuso tra questi monti deve la sua notorietà sia alla vicina Certosa, sia anche alla tradizionale produzione di elisir, rosoli e altri prodotti naturali, praticata da generazioni di esperti erboristi, come la famiglia Sarandrea che ha nel paese un punto vendita ( rinomati il rosolio di visciole e il raro Assenzio).
D’altronde, se si considera che quest’area dei Monti Ernici, sconosciuta ai più, era definita da Febronio “Orto del Centauro Chirone”, maestro di Esculapio, non stupisce che, tra queste vallate, abitate dall’antico popolo degli Ernici, siano state classificate ad oggi oltre 1200 specie di erbe, appartenenti a 150 famiglie.
Non c’è, dunque, da meravigliarsi della varietà di coloratissimi flaconi presenti sia nel punto vendita di Collepardo, che presso la liquoreria dei monaci dell’abbazia di Trisulti.
In funzione dell’ora di arrivo, potrete iniziare la scoperta di questi luoghi partendo dalla parte bassa della vallata, dove scorre un vivace torrente, nei cui pressi si trova l’ingresso delle Grotte dette dei Bambocci, dedicate anche alla Regina Margherita che le visitò nel 1904.
All’interno, un facile itinerario adatto a grandi e piccoli, permette di apprezzare due grandi ambienti, con stalattiti che potranno assumere, in funzione dell’orientamento della luce delle torce, svariate forme e rappresentazioni che si adattano alla fantasia dei visitatori.
Nelle vicinanze della grotta, potrete anche dare un’occhiata al Pozzo d’Antullo che si suppone sia collegato con le grotte. Creatosi in tempi remoti in seguito al crollo della volta di una voragine carsica, il pozzo è unico in Europa per grandezza: ha infatti una circonferenza di 300 metri ed una profondità di 60 metri; non stupisce che su questo luogo siano sorte leggende e credenze religiose, che la tradizione popolare ha poi tramandato nei secoli.
Collepardo riserva altre sorprese, ma le riserva ai viaggiatori che non hanno fretta: solo questi ultimi scopriranno nel paese un orologio a 6 cifre, misteriosi simboli templari (sacre cinte) ed un platano… magico, visibile per vostra fortuna, proprio all’ingresso del paese.
A meno di sette Km da Collepardo troverete la Certosa di Trisulti.
L’edificio, voluto da Papa Innocenzo III, risale al XIII secolo e affiancò un preesistente monastero di epoca anteriore, creato da San Domenico da Foligno. Di tale eremo sono ancora visibili dei ruderi a poca distanza dalla Certosa.
Da tale lontana epoca, il complesso ha subito varie trasformazioni e restauri che ne hanno fatto perdere la primitiva forma; pur tuttavia il complesso immerso tra i boschi, riesce, per la particolare posizione e per la tipicità dell’ordine monastico cistercense, che ne cura le attività, a dare ancora un’idea di pace e serenità, purché non vi ci rechiate a Ferragosto.
All’ingresso della Certosa, date un’occhiata al campanello: la scritta “premere con dolcezza e attendere con pazienza” è una perfetta sintesi della regola dei monaci certosini facenti parte della grande famiglia dei Benedettini, che dall’abbazia di Casamari sono venuti a gestire la Certosa, la biblioteca e la sua antica liquoreria-erboristeria.
All’interno, oltrepassato il giardino con bei cespugli mirabilmente scolpiti da esperti di arte topiaria, troverete l’antica farmacia decorata da Koefler e dai dipinti e trompe-l’oeil di Filippo Balbi che tappezzano le porte e gli angoli più in penombra degli antichi locali. Pochi visitatori però notano tra i vasi in terracotta e gli antichi flaconi risalenti al XII secolo, una etichetta più recente, che si trova su un’anfora: “Balsamo Rotuntificabilitunitazio del Dottore Tesaurocripsonigrocrisites Efficacissimo Rimedio per i Moralisti Omiopsatici”.
L’austerità del luogo non ha impedito ai primi dell’800, sia ai pittori, che ai monaci, di interpretare in maniera giocosa e con molta autoironia le vicende della vita: d’altra parte chi era costretto a richiedere i rimedi della farmacia non doveva certo essere molto allegro!
Benché i visitatori della Certosa siano numerosi, soprattutto durante i fine settimana, è utile unirvi a qualche gruppo di pellegrini; potrete così apprezzare le generose illustrazioni di uno dei monaci certosini, in grado di sciorinare fatti ed eventi della Certosa, passando da Federico Barbarossa al pittore Vanvitelli (Van Wittel), dallo schiaffo di Anagni, all’invasione dei Francesi. Le erudite argomentazioni in accento ciociaro, potrebbero rammentarvi i tratti caratteristici dell’autore della famosa Regola, definito come “saggiamente privo di scienza e sapientemente dotto”: sono queste le parole usate da Gregorio Magno per indicare San Benedetto.
Ritornando all’antica farmacia, sulla parete di destra del corridoio d’ingresso, Filippo Balbi che, oltre ad essere pittore e filosofo napoletano, era anche un esoterista, ha dipinto anche uno strano personaggio dal ghigno mefistofelico, con zoccoli caprini e dal nome di Abante (ritroverete questo nome a Vulci dentro la tomba François).
Sotto questa figura troverete il misterioso quadrato del SATOR. Pochi visitatori lo notano, anche perché pochi ne conoscono il significato che ancora non è svelato del tutto, né lo è, tantomeno, il suo scopo.
I lettori de “Le Gira Sole” non possono ignorarlo… Pertanto, eccovi le regole per la decriptazione, anche se parziale, del misterioso quadrato, che vi permetterà di stupire i vostri amici… alla prossima visita.
Se si leggono di seguito le lettere del quadrato, se ne ricava un lunghissimo “palindromo”, cioè una parola che può essere letta sia da sinistra che da destra, risultando invariata: satorarepotenetoperarotas.

S A T O R
A R E P O
T E N E T
O P E R A
R O T A S

Sator arepo tenet, significa “il seminatore tiene l’aratro”.
Mentre leggendo dal basso, rotas opera tenet, si ottiene “le ruote e i lavori tiene”.
Ogni parola del quadrato può essere letta nei vari sensi 4 volte; il verbo tenet forma una croce.
Le 25 lettere del quadrato permettono di formare 2 volte le iniziali latine del Pater Noster; fatta questa operazione restano le lettere A e O che rappresentano l’alfa e l’omega , cioè la prima e l’ultima lettera dell’alfabeto greco: tali lettere si trovano nell’Apocalisse ad indicare il Cristo, principio e fine di tutte le cose, ed ecco anche perché, le troviamo incise sulle tombe, soprattutto nei cimiteri più antichi.
La visita all’interno della Certosa di Trisulti potrà poi continuare all’interno della Chiesa di San Bartolomeo, dove troverete due teche, contenenti le antiche reliquie con tanto di spade e abbigliamento d’epoca di cavalieri delle Crociate; frontalmente troverete altri dipinti enigmatici del Balbi e, ai lati, interessanti affreschi che rappresentano, in maniera vivida, l’irruente ingresso delle truppe francesi in questi luoghi di pace, forse ignari che quest’ordine dei certosini era nato proprio in terra di Francia, nella valle della Chartreuse nel 1098.
Buon viaggio e come diceva un tale: “Meditate gente, meditate” e… magari fatelo all’interno dell’antica biblioteca della Certosa, dove si respira un’atmosfera, che vi ricorderà quella de “Il nome della rosa” di Umberto Eco.

La Certosa di Trisulti osserva i seguenti orari:

Feriali: 9:30-12,00 e 16:00-18:30.
Festivi:16:00-18:30; Funzioni religiose: 9:00-10:00-12:00.
Gli orari sono tuttavia elastici e si adattano al flusso dei visitatori.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui