di Paola De Lucia.

Sapete già la mia particolare predilezione per il Mediterraneo come culla di civiltà e luogo di prolifera contaminazione culturale nei secoli e, quindi, non vi stupirete se mi accingo, ancora una volta, a solleticare la vostra curiosità raccontandovi di una breve ma intensa, magnifica visita alla Valle dei Templi di Agrigento che, recentemente, mi ha risollevata nell’animo e nello spirito. Se esiste un luogo dove potersi nutrire di “grande bellezza” artistica e paesaggistica, ebbene questo è la Sicilia, dove la Storia ha disseminato tracce in abbondanza, fondendosi in un unicum armonico con la generosità della natura… Peccato riscontrare che nel recente passato, la mano incurante dell’uomo e l’ignoranza degli amministratori locali, abbiano fatto di tutto, e non solo in Sicilia, per distruggere cotanta bellezza, arrogandosi il diritto di costruire in maniera selvaggia e senza scrupoli anche in un’area “sacra” come la Valle dei Templi, dove, al contrario, ogni pietra, ogni capitello e ogni colonna è testimonianza di pubblico interesse e di bene comune, sovraordinato all’interesse del singolo!
La Valle dei Templi è uno dei tanti (circa 300) parchi archeologici presenti in Italia, dichiarato a ragione dall’Unesco, nel 1997, patrimonio mondiale dell’umanità, dove l’uomo contemporaneo ha il privilegio di confrontarsi con un illustre passato e rinfrancarsi del misero presente, “immergendosi” tra i resti di uno straordinario patrimonio paesaggistico e monumentale di rara bellezza e buona conservazione, appartenuto all’antica città di Akragas, una delle più importanti colonie greche della Sicilia, fondata nel 582 a.C. da coloni provenienti dalla vicina Gela e da Rodi, descritta da Pindaro come la più bella tra quelle abitate dai mortali dove i suoi abitanti vivevano come se non ci fosse un domani.
Si consideri, inoltre, che la mutevolezza fisico/geologica del territorio, unitamente alla complessità delle vicende storiche che si sono avvicendate nel corso dei millenni sulla città articolata per terrazzi e alla diversità delle popolazioni che l’hanno abitata, hanno determinato un incredibile patrimonio culturale e artistico unico al mondo che ancora oggi trapela tra le rovine dei Templi in stile dorico. L’integrazione tra monumenti e ambiente risalta fortemente quando, sfiorando i maestosi Templi, attraversiamo la Valle immersi tra mandorli, olivi secolari di cui uno, dal nodoso tronco, tra i 600 e gli 800 anni di età e cespugli profumati delle specie più disparate, scorgendo in lontananza i resti di una poderosa cinta muraria lunga 12 km. e dotata di nove porte, che nel VI sec. a.C. venne eretta in difesa della città.
La Valle, nel suo insieme, trasmette un senso di pace e serenità, con la maestosità dei suoi Templi che nella parte orientale di essa si presentano meglio conservati che altrove…
Sembra quasi che Zeus, Giunone, Ercole e i Dioscuri, unitamente alla Concordia e a distesi Telamoni, dall’interno dei loro colonnati, facciano buona guardia al sito archeologico dell’Europa meridionale più ricco di fascino e mistero. E i colori del cielo riflettono su quelle colonne una luce mai vista prima e che al tramonto dà il meglio di sé. 
Se pensate di andare, prendetevi, comunque, una guida che possa accompagnarvi durante la visita: ce ne sono di eccellenti come la nostra Edy Prestes, archeologa brasiliana in gamba e preparata, che ci ha deliziato durante la nostra escursione alla Valle dei Templi.
Voglio sottolineare, però, una cosa importante: il sito va tutelato a tutti i costi e occorrerebbe una sorveglianza più capillare per impedire ai molti turisti imbecilli e ignoranti che, incuranti delle recinzioni piuttosto blande e ridicole, scavalcano e si arrampicano sui Templi per una fotografia d’eccezione…
Noi Gira-sole abbiamo dovuto riprendere, in più occasioni e a brutto muso, strafottenti turisti abbarbicati sulla Storia…
E’ questa una cosa non tollerabile e sarebbe sacrosanto un sistema sanzionatorio severo, da utilizzare, magari, al mantenimento e al decoro della zona!
Non mi dilungo ancora sugli aspetti tecnici che troverete agevolmente in qualsiasi buona guida turistica, ma mi piace ricordare, in questo contesto, una riflessione del filosofo e scrittore inglese Edmund Burke il quale sosteneva, giustamente, che “Gli uomini che non guardano mai indietro non saranno mai capaci di guardare avanti verso i posteri.”

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