di Maria Rosaria De Santis
Percorrendo Spaccanapoli arriviamo in Piazza del Gesù nella quale troviamo la Chiesa del Gesù Nuovo, l’Obelisco dell’Immacolata e ill Monastero di Santa Chiara. Vale la pena entrare nella Chiesa e visitare la Cappella di San Giovanni Bosco.

Giungiamo in Piazza San Domenico Maggiore e qui è d’obbligo un salto nella famosa pasticceria “Scaturchio”. Nei pressi della piazza troviamo la famosa Chiesa di Santa Maria della Pietà, famosa perché secondo la leggenda, un uomo incarcerato ingiustamente, scortato dalle guardie, invocò l’aiuto della Beata Vergine nel momento in cui passava davanti al muro che circoscriveva la casa dei Sangro, detta anche San Severo. In quel momento crollò una parte del muro e comparve la Madonna. L’uomo assolto perché innocente, fece dipingere e restaurare il ritratto della Beata Vergine e vi pose a fianco una lampada: divenne così un luogo di culto. Il Principe di Sangro, o meglio di San Severo, per proteggere il quadro fece costruire una cappella per due motivi, uno per ringraziare la Madonna a cui aveva chiesto aiuto che l’aveva guarito da una malattia grave, l’altro per purificarsi per un fatto di sangue avvenuto nella sua casa, palcoscenico nel 1590 di un omicidio commesso dal Principe Gesualdo da Venosa.
Costui aveva ucciso la moglie Maria d’Avalos e il suo amante Fabrizio Carafa. I lavori della “Cappella San Severo” durarono molto tempo e ad opera dei vari componenti della famiglia venne sempre più ampliata, fino alla definitiva conformazione nel 1744 ad opera di Raimondo di Sangro, VII Principe di San Severo.

Nella Cappella si trova il “Cristo velato” di Giuseppe Sanmartino di cui Canova ebbe a dire “che pur di averlo, avrebbe rinunciato a 10 anni della sua vita”. Sul velo del Cristo esiste una leggenda: si narra che la morbidezza del velo adagiato sul Cristo non fosse dovuta all’abilità di Sanmartino, ma fu opera del l principe Raimondo dotato di poteri esoterici che fece una pozione in grado di solidificare i tessuti e anche i vari organi del corpo. Alla morte del principe fu scoperta una cava dove si dice avessero luogo le iniziazioni ai riti massonici. In questo luogo furono rinvenuti gli scheletri di un uomo e una donna (probabilmente servi del principe) con ben in evidenza le vene e le arterie, oltre ad alcuni organi. La donna aveva in grembo un feto che poi misteriosamente fu sottratto. Da questo si dedusse che il principe Raimondo era un abile alchimista e che avesse iniettato lui il liquido in grado di solidificare gli apparati interni, ma pare che questo liquido per avere effetto doveva essere iniettato in corpi di persone vive. Ma esiste anche un’altra versione dei fatti più verosimile; gli atti notarili documentano un contratto tra il principe e il dottor Salerno secondo cui costui doveva realizzare due scheletri sui quali installare il sistema cardiovascolatorio preparato dal principe alchimista provetto. Nell’atto è specificato che le vene e le arterie sono costituite da fil di ferro e cera e trattate con sostanze segrete. I due erano solo modelli a scopo didattico. L’ente proprietario non ha mai acconsentito all’analisi scientifica della macchina anatomica e ha così fomentato tutte le dicerie sulla malignità del Principe Raimondo.

Oltre al Cristo Velato, nella Cappella San Severo esistono altre opere dei migliori artisti dell’epoca disposte secondo la struttura della massoneria e ogni statua rappresenta un componente della famiglia di Sangro. Molte opere furono ideate dal Principe insieme allo scultore Corradini, anche lui massone. A lui è da attribuire la bellissima “Pudicizia velata”, una statua che Raimondo volle dedicare alla madre Cecilia Gaetani d’Aragona, morta a 23 anni quando il figlio non aveva neppure 1 anno. Donna pudica a cui si contrappone l’altra statua che è il “Disinganno”, scolpita da Francesco Queirolo, e rappresenta il padre del Principe, Antonio, uomo dallo stile di vita dissennato. La statua raffigura un uomo imbrigliato da una rete che cerca di liberarsi per andare incontro alla fede rappresentata dall’Angelo. Infatti il padre Antonio negli ultimi anni della vita si rinchiuse in convento. Da vedere ancora nella Cappella San Severo è la tomba del Principe di Sangro. Orario visite Cappella San Severo e Cristo Velato, feriali 10-17 , festivi e domeniche 10-13.

Proseguendo dopo la Chiesa troviamo Piazzetta Nilo, “Corpo di Napoli” a Spaccanapoli, patria degli Alessandrini che qui avevano le loro botteghe e le loro abitazioni. Per imprimere il ricordo del loro passaggio e della terra lontana fecero costruire una statua del Dio Nilo, barbuto seminudo e con la testa su un coccodrillo. Subito dopo piazzetta Nilo si trova un altarino a Maradona. Proseguendo si arriva nella famosa via dei Presepi, San Gregorio Armeno. Alla fine di San Gregorio Armeno vi è la Basilica di San Lorenzo Maggiore e si incrocia il decumano maggiore, detto via dei Tribunali. La Chiesa San Lorenzo è l’esempio dell’ arte gotica nel Sud Italia; al suo nome sono legati personaggi celebri, qui sono sepolti membri della famiglia angioina, nonchè il musicista Francesco Durante e il letterato Giovan Battista della Porta. Inoltre la Chiesa è stata palcoscenico del celebre e piacevole incontro tra Giovanni Boccaccio e Fiammetta e pare che anche Petrarca vi abbia alloggiato nel convento annesso per qualche giorno. La Torre Campanaria che sovrasta la Chiesa è stata rifugio d’armi dei moti del 1647, tanto da essere chiamata Torre Masaniello.

Nella Chiesa vi sono importanti scavi archeologici che permettono di fare un giro nell’antica agorà, uno dei luoghi in cui è partita la storia di Napoli. Orario visite dal Lunedì al Sabato 9.30 – 17.30 – Domenica chiuso. Alla fine di Spaccanapoli troviamo l’Ospedale delle Bambole nato nel 1848  ad opera di Luigi Grassi scenografo del teatrino di corte. Vi si trova di tutto, braccia, gambe, occhi di bambole.

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