Reykjavic: Vivere a colori
di Graziella Bellardini.

Circa 400 km. ci attendono per raggiungere la capitale in questa giornata grigia e piovosa; attraversiamo il versante nord-ovest superando fiordi, campagne dai soffici tappeti verdi punteggiate da grossi balloni colorati, sfioriamo i fianchi erosi di scure montagne, costeggiamo fiumi rumorosi e laghi scuri dove si riposano uccelli colorati.
Infine eccola, preceduta da numerosi centri commerciali, con le sue casette basse ed ordinate sul lungo porto, apparentemente sonnacchiosa, in questo pigro sabato pomeriggio di pioggia. Perfetta metafora della terra su cui è stata edificata, Reykjavík ha un cuore bollente e tumultuoso appena appena nascosto sotto una crosta dura di ghiaccio.
Il centro con le sue costruzioni colorate, i locali allegri e fioriti pieni di ragazze con capelli dai colori insoliti, le installazioni artistiche lungo le strade, i suoi tanti e bellissimi negozi di design, trasmette tutto il suo fermento e la sua operosità.
Visitiamo l’Harpa, lo sghembo palazzo sul mare che ospita molti eventi culturali di livello, attraversiamo il prato davanti al palazzo del Governo e incontriamo locali pieni di gente,  case colorate e affrescate da magnifici murales, sulla strada numerose vetrine con sorprendenti oggetti di design, quasi che il silenzio e le lunghe notti facilitino fruttuosi e colorati volteggi della fantasia.
Ci sorprendono i bellissimi capi di lana, gli insoliti monili di argento e pietra lavica lavorati con fantasia ed originalità, ma soprattutto le borse particolari ricavate da una speciale lavorazione della pelle di pesce, morbidissima, colorata, assolutamente originale.
Decidiamo di adeguarci alle abitudini locali e di trascorrere qualche ora in una delle tante piscine come consigliato dalla nostra ospite islandese, Sessj. La nostra scelta si rivela non felicissima; Blue Lagoon è  incantevole con le sue acque di un grigio-azzurro abbagliante che emerge dal fondo bianco di silicio, tutt’intorno massi di lava nerastri e fumi di vapore ci fanno pensare all’ingresso in un posto magico e misterioso; ma i numerosi pullman del parcheggio, le alti gru al lavoro nelle vicinanze, la lunga fila di gente all’ingresso addestrata da un novello Caronte in divisa, in piedi su di uno scaffale che spiega chi entra dove e come, ci deludono come la lunga lista di attesa di giorni per un dolce e riposante bagno caldo all’aperto…

Segue…

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