A CHI SPETTA IL POTERE DI AUTOTUTELA E RIMEDI IN CASO DI DINIEGO
Il potere di annullare o modificare l’atto spetta all’Ufficio che lo ha emesso. In caso di inerzia interviene l’Ufficio sovraordinato. In caso di istanza del destinatario non sussiste alcun obbligo giuridico di provvedere e, tanto meno, di provvedere nel senso da questo prospettato. Gli Uffici sono tenuti, per ragioni di opportunità e trasparenza, a comunicare l’esito dell’intervenuto riesame dell’atto contestato enunciando i motivi di rigetto. Il diniego può consistere in un provvedimento espresso notificato all’interessato, oppure in un rifiuto tacito.

QUANDO SI PUO’ ESERCITARE IL POTERE DI AUTOTUTELA
Si può emettere un provvedimento di autotutela in qualunque momento anche se è trascorso molto tempo dall’emanazione, anche in pendenza del giudizio o quando è intervenuta una sentenza passata in giudicato, purchè abbia accertato solo l’esistenza di ragioni pregiudiziali (irricevibilità, difetto di giurisdizione, incompetenza, inammissibilità, improcedibilità) le quali hanno precluso al giudice ogni esame nel merito del rapporto e, quindi, ogni pronuncia nel merito. Anche l’intervenuta definitività dell’atto per effetto dell’inutile decorso dei termini previsti per la relativa impugnazione non incide sul potere di autotutela.

EFFETTI:
L’annullamento o la revoca dell’atto travolgono necessariamente ed automaticamente tutti gli altri atti ad esso consequenziali, nonché implica l’obbliga di rimuove tutti gli effetti prodotti dall’atto illegittimo.

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