PICCOLI BAMBOCCIONI CRESCONO…  
della Dott.ssa Marialuigia De Lucia, abilitata alla professione forense.

Fa un certo effetto constatare che in Italia il Legislatore si contraddistingua spesso per scrivere norme che se stessimo chiacchierando tra amici non esiteremmo a definire “corbellerie”!
Stavolta, in effetti, credo che si sia superata la più fervida fantasia autolesionista!
Deliziatevi a leggere l’articolo che segue, estratto dalla legge 4/12/2017, n. 172, la quale ha convertito, con modificazioni, il decreto legge 16/10/2017, n. 148.
Il tema è l’uscita da scuola dei minori di 14 anni, che interessa milioni di genitori già alle prese con la crisi economica, con i problemi di una conciliazione famiglia-lavoro-casa ai limiti dell’impossibile e, giusto per guarnire, alle prese con le prime crisi adolescenziali dei loro figli.

Art. 19-bis

Disposizioni in materia di uscita dei minori di 14 anni dai locali scolastici.

-1. I genitori esercenti la responsabilità genitoriale, i tutori  e i soggetti affidatari ai sensi della legge 4 maggio 1983, n. 184, dei minori di 14 anni, in considerazione dell’età di questi ultimi, del loro grado di autonomia e dello specifico contesto, nell’ambito di un processo volto alla loro auto responsabilizzazione, possono autorizzare le istituzioni del sistema nazionale di istruzione a consentire l’uscita autonoma dei minori di 14 anni dai locali scolastici al termine dell’orario delle lezioni. L’autorizzazione esonera il personale scolastico dalla responsabilità connessa all’adempimento dell’obbligo di vigilanza.
-2. L’autorizzazione ad usufruire in modo autonomo del servizio di trasporto scolastico, rilasciata dai genitori esercenti la responsabilità genitoriale, dai tutori e dai soggetti affidatari dei minori di 14 anni agli enti locali gestori del servizio, esonera dalla responsabilità connessa all’adempimento dell’obbligo di vigilanza nella salita e discesa dal mezzo e nel tempo di sosta alla fermata utilizzata, anche al ritorno dalle attività scolastiche.

Se, comprensibilmente, vi state stropicciando gli occhi per l’incredulità, sappiate che ho semplicemente effettuato il “copia e incolla” dalla Gazzetta Ufficiale nella quale è stata pubblicata la norma quindi, ancorché sconfortati, sappiate che è tutto vero.
I genitori “possono autorizzare” i figli che frequentano la scuola media a tornare a casa senza essere accompagnati vuol dire che, di regola, gli stessi debbano essere accompagnati nel tragitto scuola-casa? E se i genitori non possono? Ecco che scatta l’autorevolissimo suggerimento di mandare i nonni! Soluzione geniale che non ha bisogno di commenti!
Stavolta, l’Italia europeista ha omesso di considerare che, per esempio, in Belgio fin dai 12 anni è consentito che i minori facciano ritorno a casa senza essere accompagnati, al termine dell’orario prestabilito delle lezioni.
Altro esempio? In Francia non esiste alcuna norma in materia, ma i genitori sono semplicemente tenuti a prendere visione all’inizio dell’anno e una volta per tutte dell’orario scolastico.
Un altro esempio ancora? Anche in Germania non c’è alcuna legge, ma risulta che sia socialmente incentivato il rientro a casa da soli fin dai sei anni, quando qui in Italia alcuni di noi ancora sono alle prese con lo svezzamento e con il prognatismo dovuto all’uso prolungato del “ciuccio”.
Naturalmente, nessuno contesta che i genitori debbano vigilare il più possibile sui loro figli, ma il concetto di vigilanza deve essere coniugato con un percorso di autodeterminazione e di accompagnamento alla conquista dell’autonomia, che difficilmente si può conseguire con mammina che fa capolino tra la folla, mentre attende davanti alla scuola un ragazzo di dieci centimetri più alto di lei, e che magari dopo qualche mese, esattamente al compimento dei 14 anni, può conseguire la patente AM e mettersi alla guida della propria macchinetta e combattere con il traffico delle nostre città caotiche. Mi sembra una bella contraddizione!
Che razza di ordinamento è quello che pensa di poter disporre in cotal modo della nostra vita, fin nella minuziosa organizzazione delle giornate? L’unica legge possibile è che ogni genitore si regoli da sé, in relazione alle situazioni soggettive e in relazione ai periodi, senza dover passare per moduli prestampati, magari corredati dalle immancabili copie del documento che ormai intasano gli archivi cartacei e informatici delle scuole.
Forse è tutta una strategia per ritardare un naturale progresso di crescita, che potrebbe pericolosamente sfociare nella pretesa di farsi presente nel mercato del lavoro fin dai 20/25 anni e far sì che i nostri figli possano sentirsi bambini fino a 14 anni e adolescenti fino a 40, salvo poi far subire loro l’onta di esser pure definiti “bamboccioni”.
A mio modesto avviso, invece, uno Stato che pretende di entrare nell’organizzazione della vita delle famiglie, deve farlo in maniera virtuosa, intervenendo per migliorare e non per demolire o creare disagio.
Non è un caso che il provvedimento demenziale sia un caso isolato in Europa.
L’autonomia e il senso di responsabilità si conquistano per gradi, cimentandosi dapprima in cose semplici e poi in attività più impegnative ed è semplicemente ridicolo che debba esistere una norma che disciplini come debbano andare e tornare da scuola i nostri figli adolescenti.
Come sempre, il dibattito è aperto alle opinioni più disparate, magari in attesa di una norma che detti regole su come svelare ai nostri figli che babbo natale non esiste, ovviamente non prima dei 14 anni, mi raccomando!

 

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