della dott.ssa Marialuigia De Lucia, abilitata alla professione forense.

PREMESSA

Esiste per caso una gira-sola o un gira-sole che non abbia mai avuto problemi con un vicino di casa molesto?
Secondo noi assolutamente no!
Le statistiche rivelano infatti che le “beghe condominiali” sono alla base di oltre il 10% del contenzioso civile pendente e che, proprio nel corso delle assemblee condominiali, si verifica una parte consistente degli infarti!
La vita in condominio diventa quindi un vero e proprio test del benessere quotidiano degli esseri umani.
Ciò premesso, intendiamo proporvi, sebbene in maniera leggera e senza esasperazioni tecnico- giuridiche, un rubrica dedicata alle questioni condominiali più frequenti, sperando che vi sia utile.
Dunque, dateci un vostro riscontro votando e commentando gli articoli, e ci aiuterete ad andare avanti nella giusta direzione!

ANTENNE PER CELLULARI SUL TETTO DELL’EDIFICIO

I telefoni cellulari sono diventati ormai propaggini naturali del nostro corpo e muovono un ingente volume di affari in tutto il mondo.

Le compagnie telefoniche, per garantire un business d’oro, tendono quindi ad assicurare il più possibile un segnale di piena ricezione e sono alla continua ricerca di luoghi appropriati sui quali apporre i ripetitori, utili quanto mostruosi, che trovano nel tetto condominiale un luogo assai congeniale.

Si contano infatti circa 90.000 antenne, in costante aumento, in considerazione delle pressanti esigenze del mercato.

L’installazione, inoltre, risulta indiscutibilmente fruttuosa, poiché può dar luogo ad un canone annuo che si aggira, a seconda dei casi, intorno ai 12.000-15.000 euro di media, una somma niente male per finanziare le spese condominiali in tempo di crisi economica!

Tuttavia, il tema costituisce motivo di grandi criticità, principalmente per via della possibilità di causare danni alla salute, ma anche per l’impatto estetico decisamente negativo.

Tali elementi sono connessi ad una conseguente e oggettiva svalutazione degli immobili, quotata intorno al 20%.

Ne abbiamo abbastanza, quindi, per creare accesi dibattiti all’interno del contesto condominiale, già di per sé alveo naturale di acerrimi scontri.

Prima di affrontare la “vexata quaestio” delle antenne sul tetto condominiale, dal punto di vista giuridico, occorre però definire sinteticamente la nozione di campo elettromagnetico, ovvero dello spazio all’interno del quale si propagano onde sia elettriche che magnetiche.

In realtà, a prescindere dai ripetitori per cellulari, i campi elettromagnetici sono già presenti naturalmente nell’ambiente: sappiamo, infatti, che il nostro pianeta ha un proprio campo magnetico e, a causa di un semplice temporale, vengono solitamente generati campi elettrici nell’atmosfera.

Esistono inoltre fonti artificiali di campi elettromagnetici, dovuti alla presenza massiva di apparecchiature di vario tipo.

Si possono generare campi a frequenza bassa (fino a 300 hertz) come nel caso delle apparecchiature elettriche normalmente presenti in un appartamento, a frequenza media (da 300 hertz a 10 mega hertz) come nel caso dei pc e campi a radiofrequenza (da 10 mega hertz a 30 giga hertz) derivanti da tv, radio, forni a microonde e antenne per la telefonia cellulare.

Non è difficile comprendere, benché a malincuore, che per come è strutturata la nostra vita quotidiana siamo già abbastanza esposti ad un bombardamento di onde elettromagnetiche, con le quali, nolenti o volenti, dobbiamo fare i conti, anche se da più parti si attesta che i livelli sono sempre inferiori alle soglie di pericolo.

Da uno studio dell’AIRC è emerso che i campi elettromagnetici interagisco con i tessuti biologici.

Il principale effetto sul corpo umano dei campi elettromagnetici è infatti il riscaldamento, ma sono ancora in corso studi in merito alla reazione del corpo umano all’esposizione prolungata ad essi.

Ad oggi, comunque, non sono emersi elementi che comprovino un diretto nesso di causalità tra campo elettromagnetico ed effetti cancerogeni sulle cellule umane.

Su tale doverosa premessa, si innesta la disciplina giuridica dell’installazione delle antenne sui tetti.

L’apposizione delle basi radio per telefonia mobile necessita non solo dell’approvazione da parte del condominio, ma anche di specifiche autorizzazioni, sia da parte dell’ente locale competente che da parte dell’Agenzia regionale protezione ambiente (ARPA), per l’opportuna valutazione sul mancato sforamento dei limiti di emissione consentite, fissati dal D.M. 381/1998 e dalla Legge n. 36/2001.

L’installazione non costituisce di per sé una violazione qualora non venga riscontrata la pericolosità dell’impianto per la salute dei condomini e se la compagnia telefonica attesti che l’impianto non arrechi danni alla statica dell’edificio.

Da parte dell’assemblea condominiale, regolarmente convocata, occorre invece una maggioranza dei condomini intervenuti, che rappresenti almeno i due terzi dei valori millesimali dello stabile (cfr. art. 1122 bis del cod. civ, per analogia con gli impianti fotovoltaici, e art. 1136 cod. civ, quinto comma, come riformati dalla legge 220/2012 in vigore dal mese di giugno 2013).

Tuttavia, sembra utile rilevare che, soprattutto in passato, ci sono state diverse pronunce giurisprudenziali a favore della necessità dell’unanimità dei consensi, in quanto l’apposizione di un’antenna configurerebbe la costituzione di un diritto di servitù sulla proprietà comune, ma anche perché l’antenna determina, inevitabilmente, una riduzione considerevole del valore di mercato dell’intero immobile.

Ma quali sono gli strumenti di difesa nelle mani di coloro che si oppongono all’installazione, sia per temuti danni alla salute, che per danni al decoro architettonico dell’immobile?

L’art. 1120 cod. civ, ultimo comma, stabilisce infatti che “sono vietate le innovazioni che possano arrecare pregiudizio alla stabilità o alla sicurezza del fabbricato, che ne alterino il decoro architettonico o che rendano talune parti comuni dell’edificio inservibili all’uso o al godimento anche di un solo condomino”.

Ma, in realtà, gli oppositori non sembrano avere molte chances incisive, giacché, dal punto di vista del danno alla salute occorrerebbe dimostrare un quadro clinico che attesti un nesso causale tra installazione e infermità sopravvenuta, anche attraverso la produzione di documentazione clinica precedente all’installazione. Se non fosse un argomento serio sfiorerebbe il ridicolo l’idea che i condomini si apprestino in massa a fare ecografie e tac preventive, non appena vengano a conoscenza dell’installazione, per dimostrare la compromissione dell’ottimo stato di salute a seguito dell’apposizione dell’antenna…

Più sensata e praticabile, invece, sembra l’idea di far valutare l’immobile prima dell’installazione per poter fare, successivamente, la differenza del valore di mercato.

Un’ultima specificazione riguarda la possibilità di opposizione da parte dei dirimpettai poiché, come è ormai noto, le onde elettromagnetiche si propagano a imbuto: questi possono proporre opposizione soltanto in caso di irregolarità dell’autorizzazione rilasciata dall’ente locale competente, oppure se il livello delle emissioni di onde elettromagnetiche superi i limiti consentiti.

In estrema sintesi, si tratta di un vero campo minato per i condomini che si trovino a dover prendere decisioni in materia, giacché sono ancora molti gli interrogativi senza risposta e gli interessi in gioco sono troppo rilevanti per l’economia, almeno quanto lo è per la nostra vita la tutela della salute. Certamente, nessuno desidera un mostro sulla propria testa, ma è anche vero che le antenne proliferano e ognuno di noi ne può annoverare almeno una nel raggio di 100 metri o poco più, subendone ugualmente le conseguenze sia dal punto di vista dell’inquinamento che del deturpamento dello sky line.

Ce n’è abbastanza per “accapigliarsi” in assemblea fino a notte fonda…

 

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