della Dott.ssa Marialuigia De Lucia, abilitata alla professione forense.

Orribile fenomeno in dilagante ascesa, per il quale il 3 giugno 2017 è stato pubblicato in G.U. la Legge 29/5/2017 n. 71, recante “Disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione e il contrasto del fenomeno del cyberbullismo”.

In considerazione dei numerosi casi ultimamente saliti alla ribalta della cronaca si rende particolarmente urgente e necessaria una trattazione sistematica del problema, con una corretta qualificazione delle sanzioni correlate.

Ma cerchiamo innanzitutto di definire la condotta tipica del bullismo tradizionale e di tracciarne le differenze con il cyberbullismo.

Nel primo caso si tratta di una condotta reiterata e deliberatamente assunta, che si sostanzia in molestie, prevaricazioni, minacce, violenza, sia verbale che fisica e psicologica, di maltrattamenti attuati nei modi più diversi, di stalking.

Ovviamente ogni condotta sopra menzionata è già singolarmente contemplata dal nostro ordinamento penalistico ed ha una determinata sanzione, ma l’importanza di una normativa organica ad hoc, riferita solo al bullismo, sta nel fatto che essa facilita la qualificazione dei comportamenti, facendoli percepire socialmente in maniera precisa come atti criminali, adeguando le sanzioni ai danni concretamente arrecati alla vittima.

Eh già! Perché il bullo oggi tende ad essere un criminale a tutti gli effetti, spalleggiato dalle dinamiche del branco, niente a che vedere con Fonzie, il celebre e bonario personaggio della fortunata serie televisiva “Happy days”.

I danni per la vittima sono inestimabili e comprendono difficoltà relazionali, uno stato di ansia generale, fino all’autolesionismo esasperato, che purtroppo in più di una occasione ha condotto la vittima al suicidio.

La differenza con il cyberbullismo, consiste nella modalità con la quale il bullo si rapporta alla parte offesa, giacchè presuppone l’uso di dispositivi informatici per offendere la vittima prescelta, con l’inquietante e riprovevole aspetto che, in tal caso, il “cyberbullo” può mantenere l’anonimato e quindi arrecare nocumento alla vittima senza uscire allo scoperto, almeno fino all’intervento della polizia postale.

Tale aspetto risulta particolarmente allettante per coloro che, come i bulli, compiono atti di pura vigliaccheria, poiché è bene chiarirlo, dal punto di vista psicologico il bullismo è una dimostrazione di viltà e non certo di forza da parte del soggetto che se ne renda artefice.
Facebook, Instagram, Snapchat, Whatsapp, Skype sono i canali di comunicazione prescelti per infierire sul soggetto preso di mira.

Fino alla specifica disciplina legislativa in materia attesa a giorni, il cyberbullismo può essere inquadrato come aggravante del reato di stalking, ma certamente il Legislatore deve cercare di intervenire per azionare tutti i mezzi dissuasivi possibili per contrastare un fenomeno in ascesa e con conseguenze spesso letali per la vittima, in una società sempre più scollata dalla realtà concreta e, purtroppo, sempre più propensa a trasferire le relazioni fra soggetti in un ambiente virtuale.

Nell’attesa di commentare presto la nuova legge in materia,  diffondiamo i dati contenuti nel dossier sul bullismo 2016 di Telefono Azzurro, tratti dal sito www.womenews.net:

  • – Sono in crescita i casi di vittime anche nella prima infanzia (22%).
  • – Il 30% delle vittime riferisce di aver commesso atti di autolesionismo.
  • – Il 10% riferisce di aver pensato al suicidio.
  • – Dati di genere: le persone di sesso femminile sono vittime di bullismo per il 45% dei casi, ma salgono al 70% in caso di episodi di cyber bullismo.
  • – Nel 60% dei casi l’azione di bullismo è commessa da una persona di sesso maschile.

Sperando che il fenomeno conosca presto una fase di deflazione, da genitori, familiari, coniugi, colleghi, amiche/amici di qualcuno che può essere vittima di atti tanto odiosi, restiamo in stato di allerta!

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