della Dott.ssa Marialuigia De Lucia, abilitata alla professione forense.

Il 10 dicembre 2018 la Dichiarazione universale dei diritti umani ha compiuto 70 anni.
Ne ha compiuti in realtà molti di più se pensiamo che essa costituisce il frutto prezioso di secoli di storia dell’umanità, di rivoluzioni, lotte e conquiste degli esseri umani del mondo occidentale, uniti contro regimi totalitari, soprusi e monarchie impostate sul classismo assoluto.
Nella Dichiarazione universale dei diritti umani adottata dall’Assemblea Nazionale delle Nazioni Unite nel 1948, è infatti confluito il Bill of Rights del Parlamento Britannico del 1689, la Dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti d’America del 1776 e la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e dei cittadini, elaborata da una Commissione speciale nata in seno all’Assemblea Costituente nel 1789 durante la Rivoluzione francese.
Ed è molto significativo che la Dichiarazione universale dei diritti umani abbia poi ispirato la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, soprattutto se pensiamo in quale modo i principi stessi siano stati interpretati e attuati dalle generazioni successive.
Chissà perché, mi sovviene il Medioevo, durante il quale l’area archeologica interrata del foro romano fu adibita a pascolo.
Concedetevi un quarto d’ora e rileggete, o leggete, i 30 articoli che la compongono: sono sicura che ne rimarrete rapiti per la visione sociale che essa esprime, per la capacità di toccare tutti i temi che sono i punti nodali di una comunità, con spirito di sintesi, semplicità e chiarezza che, purtroppo, da anni non ispira più il legislatore, spesso portato ad esprimersi in termini astrusi e a costruire meandri legislativi talvolta contraddittori, che sembrano tesi a costruire un caos normativo più che un vademecum di regole preposte alla disciplina del vivere civile.
“Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza”.
Questo è l’incipit della dichiarazione – l’art. 1 – già di per sé sufficiente a rappresentare, almeno nelle intenzioni, un mondo molto diverso e decisamente più evoluto di quello che ne è seguito.
Il diritto alla vita, alla libertà e alla sicurezza della persona, il principio di eguaglianza davanti alla legge, la tutela della vita privata, il tema della proprietà privata, la libertà di opinione, il diritto al lavoro, il diritto all’istruzione e a partecipare alla vita culturale, sono alcuni dei più significativi punti del documento.

Parole scritte semplicemente ma dal significato profondo, improntate sul rispetto reciproco, sul senso di comunità, purtroppo assai e spesso disattese nell’epoca attuale in cui, per citare un uomo illuminato come Enzo Biagi: “siamo tutti fratelli, ma è difficile stabilire chi è Caino e chi è Abele”.

 

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