della Dott.ssa Marialuigia De Lucia, abilitata alla professione forense.

Fino a poche ore fa, BREXIT era solo uno slogan elettorale ben riuscito.
Oggi è diventato realtà: la Gran Bretagna ha votato a maggioranza per l’uscita dall’UE.
The day after?

Siamo all’indomani di un gesto davvero coraggioso, in cui noi italiani mai e poi mai avremmo avuto l’ardire di cimentarci per primi, giacchè non abbiamo alcuna solidità economica, né una visione strategica sul futuro della nostra nazione in ogni settore e siamo semplicemente alla disperata ricerca di una classe dirigente che almeno eviti di saccheggiare il nostro tanto amato bel paese!
Comunque, a prescindere dalle “bagatelle” di casa nostra che, ahinoi, raramente sono di ampio respiro, siamo tutti d’accordo sul fatto che l’esito del referendum sia una vera rivoluzione copernicana che ha cambiato il volto non solo dell’Europa, ma del mondo intero, con una decisione senza precedenti ma che, a detta di molti, avrà un futuro, di cui però oggi è impossibile coglierne gli scenari.
Pur non avendo mai aderito alla moneta unica, non ci vuole uno stratega per immaginare che la Gran Bretagna avrà, nel breve termine, inevitabili contraccolpi all’economia, come stanno già dimostrando gli indici di tutte le borse. Come anche occorrerà riorganizzare l’ordinamento e l’organizzazione amministrativa di uno Stato ormai “tarato” sulle regole comuni dell’UE.
Ma la vera prospettiva, quella sul lungo periodo è tutta da immaginare, anche perché i tempi per l’uscita reale e concreta sono abbastanza lunghi.
Comunque la pensiate, riteniamo quindi di offrirvi un interessante spunto di riflessione generale pubblicando un estratto del testo originale dell’art. 50 del Trattato sull’UE, il quale prevede appunto la clausola di recesso “unilaterale e volontario” di un paese membro dall’Unione Europea e di cui sentiremo parlare moltissimo in questi giorni, ma a beneficio degli animi più agitati, confermiamo che l’art. 50 non prevede l’espulsione del paese che esercita il recesso dagli europei di calcio…Ovviamente è una battuta, per sdrammatizzare!

Art. 50
1. Ogni stato membro può decidere, conformemente alle proprie norme costituzionali, di recedere dall’Unione.
2. Lo Stato membro che decide di recedere notifica tale intenzione al Consiglio Europeo. Alla luce degli orientamenti formulati dal Consiglio europeo, l’Unione negozia e conclude con tale Stato un accordo volto a definire le modalità del recesso, tenendo conto del quadro delle future relazioni con l’Unione. (omissis) L’accordo è concluso a nome dell’Unione dal Consiglio, che delibera a maggioranza qualificata previa approvazione del Parlamento europeo.
3. I Trattati cessano di essere applicabili allo Stato interessato a decorrere dalla data di entrata in vigore dell’accordo di recesso o, in mancanza di tale accordo, due anni dopo la notifica di cui al paragrafo 2, salvo che il Consiglio europeo, d’intesa con lo Stato membro interessato, decida all’unanimità di prorogare tale termine.
4. Ai fini dei paragrafi 2 e 3, il membro del Consiglio europeo e del Consiglio che rappresenta lo Stato membro che recede non partecipa né alle deliberazioni né alle decisioni del Consiglio europeo e del Consiglio che lo riguardano. (omissis)
5. Se lo Stato che ha receduto dall’Unione chiede di aderirvi nuovamente, tale richiesta è oggetto della procedura di cui all’art. 49 (il quale definisce appunto le modalità per l’ingresso nell’UE n.d.r.)

Ci sembra inoltre interessante pubblicare un estratto del preambolo al Trattato dell’U.E, per meglio riflettere sullo spirito con il quale gli Stati avevano creato la Comunità Europea prima, che ha avuto un seguito con l’Unione Europea…

PREAMBOLO
“SUA MAESTÀ IL RE DEI BELGI, SUA MAESTÀ LA REGINA DI DANIMARCA, IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA FEDERALE DI GERMANIA, IL PRESIDENTE DELL’IRLANDA, IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ELLENICA, SUA MAESTÀ IL RE DI SPAGNA, IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA FRANCESE, IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ITALIANA, SUA ALTEZZA REALE IL GRANDUCA DEL LUSSEMBURGO, SUA MAESTÀ LA REGINA DEI PAESI BASSI, IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA PORTOGHESE, SUA MAESTÀ LA REGINA DEL REGNO UNITO DI GRAN BRETAGNA E IRLANDA DEL NORD, DECISI a segnare una nuova tappa nel processo di integrazione europea intrapreso con l’istituzione delle Comunità europee, ISPIRANDOSI alle eredità culturali, religiose e umanistiche dell’Europa, da cui si sono sviluppati i valori universali dei diritti inviolabili e inalienabili della persona, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza e dello Stato di diritto, RAMMENTANDO l’importanza storica della fine della divisione del continente europeo e la necessità di creare solide basi per l’edificazione dell’Europa futura, CONFERMANDO il proprio attaccamento ai principi della libertà, della democrazia e del rispetto dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali nonché dello Stato di diritto, CONFERMANDO il proprio attaccamento ai diritti sociali fondamentali quali definiti nella Carta sociale europea firmata a Torino il 18 ottobre 1961 e nella Carta comunitaria dei diritti sociali fondamentali dei lavoratori del 1989, DESIDERANDO intensificare la solidarietà tra i loro popoli rispettandone la storia, la cultura e le tradizioni, DESIDERANDO rafforzare ulteriormente il funzionamento democratico ed efficiente delle istituzioni in modo da consentire loro di adempiere in modo più efficace, in un contesto istituzionale unico, i compiti loro affidati, DECISI a conseguire il rafforzamento e la convergenza delle proprie economie e ad istituire un’Unione economica e monetaria che comporti, in conformità delle disposizioni del presente trattato e del trattato sul funzionamento dell’Unione europea, una moneta unica e stabile, DETERMINATI a promuovere il progresso economico e sociale dei loro popoli, tenendo conto del principio dello sviluppo sostenibile nel contesto della realizzazione del mercato interno e del rafforzamento della coesione e della protezione dell’ambiente, nonché ad attuare politiche volte a garantire che i progressi compiuti sulla via dell’integrazione economica si accompagnino a paralleli progressi in altri settori.”

Concludiamo riprendendo un pensiero dal brano di Isocrate che da poco i nostri ragazzi hanno affrontato nella seconda prova di maturità, laddove il Maestro di retorica indica “Nel pessimo livello del ceto politico, la causa della sconfitta dell’impero ateniese”….

Meditate Gira-sole…meditate…

1 commento

  1. I cittadini del Regno Unito si sono espressi, e chiaramente: questo è un fatto assolutamente positivo di fronte ad una Unione Europea che ha sempre avuto disaffezione per il parere del popolo. Quello che succederà da ora in poi è molto importante. Innanzitutto la prima differenza evidente rispetto a quello che è successo un anno fa all’interno dell’Unione Europea: un referendum in Grecia, un popolo che dà un messaggio chiaro e una Unione Europea, i burocrati europei che ricattano la popolazione e alla fine la Grecia, il Governo greco sono costretti a capitolare. Da una parte. E dall’altra parte il Regno Unito, libero dai vincoli, dalle minacce e i ricatti della moneta unica, che può liberamente chiedere il parere ai propri cittadini senza essere ricattato dalla BCE, senza essere compromesso veramente. Questo è l’augurio positivo che io mi dò, in cui io credo: da ora in poi l’Europa, quella vera, non l’Euro, non l’Unione Europea sarà qualcosa di diverso, sarà in estrema trasformazione e starà a noi dare un contributo veramente positivo affinché i cittadini italiani si riprendano in mano il proprio futuro.

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