della Dott.ssa Marialuigia De Lucia, abilitata alla professione forense.

Non facciamoci pie illusioni: non esistono genitori perfetti e neppure professori irreprensibili.
Ciò nondimeno, est modus in rebus e, fortunatamente, ci possiamo compiacere di un caso di giustizia terrena che si è verificato in Piemonte.
I genitori di uno studente, che per mera indulgenza chiameremo Giamburrasca, hanno infatti avuto la brillante idea di impugnare la bocciatura del proprio “giovane virgulto” innanzi al Tribunale Amministrativo Regionale competente per territorio in quanto, giustappunto, la bocciatura costituisce un provvedimento amministrativo.
La motivazione della bocciatura verteva principalmente su una insufficienza in condotta, un cinque per la precisione, unito ad altre due insufficienze in matematica e tecnologia.
Il basso voto in condotta era stato determinato da comportamenti a dir poco disdicevoli del Giamburrasca, arrivato a sputare addosso al professore a seguito di una lite e addirittura a compiere atti vandalici ai danni dell’automobile di un dirigente scolastico, peraltro seminando un clima di tensione nell’intero Istituto scolastico.
Dal punto di vista amministrativo, un provvedimento che si basa su cotante ragioni, a casa mia, a casa dei giudici che hanno trattato la vicenda processuale e sicuramente anche a casa di voi lettori, appare ben motivato, dunque nulla quaestio per quanto concerne il rispetto dell’art. 3 della legge 241/1990 il quale, al comma 1, dispone che “ogni provvedimento amministrativo, compresi quelli concernenti l’organizzazione amministrativa, lo svolgimento dei pubblici concorsi ed il personale, deve essere motivato. La motivazione deve indicare i presupposti di fatto e le ragioni giuridiche che hanno determinato la decisione dell’amministrazione, in relazione alle risultanze dell’istruttoria”.Dal punto di vista del fatto accaduto, pure, si ravvisano gli estremi per sanzionare il ragazzo con una bocciatura, poiché la scuola è il luogo deputato all’accrescimento culturale dell’individuo e in tale concetto, dai confini ampi e profondi, occorre far rientrare anche le regole comportamentali elementari del pacifico vivere sociale, in cui non mi sento di annoverare gli sputi ai professori e gli atti vandalici  ai danni di chicchessia.
Una piccola riflessione, infine, la farei sui signori Giamburrasca, ovvero i genitori del ragazzo, i quali, sulla base dei fatti risultanti dalle relazioni scolastiche, hanno pensato ugualmente di avallare il comportamento del proprio figlio, giustificandolo fino al punto di pagare un professionista del foro per vedere difese le sue indifendibili ragioni e fino al punto di subire anche la condanna alle spese che i giudici del TAR hanno applicato sulla base della soccombenza in giudizio, a voler sottacere la pubblica gogna.
Un approccio del genere da parte dei signori Giamburrasca denota senz’altro che il ragazzo non ha ricevuto i rudimenti del rispetto dell’autorità, interpretata dai genitori ancor prima dei docenti, che accompagnano i nostri figli dall’asilo fino alle scuole superiori.
Il semplice e sano rispetto di taluni ruoli ad elevato valore sociale, come quello dell’insegnante, mi induce quindi a registrare il dato positivo della sentenza 4415/2017 emessa dal Tar Piemonte e di condividere con voi lettori un messaggio positivo per molti di noi, genitori e non.
I nostri figli, solo perché sono i nostri, non hanno sempre ragione…

1 commento

  1. Poveri ragazzi, viene da dire, è questo il piatto che abbiamo preparato per loro, gli esempi che abbiamo fornito, i modelli che abbiamo fabbricato. Ed è un serpente che si morde la coda perché se famiglia, scuola e istituzioni varie oggi si rivelano così deboli, così inascoltate e incapaci di educare è anche perché per prime sembrano aver smarrito nel tempo le ragioni forti del loro essere. I maestri, insomma, i tanto invocati maestri grandemente scarseggiano perché non credono più al loro magistero.

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