della Dott.ssa Marialuigia De Lucia, abilitata alla professione forense.

Signore e Signori: sono incostituzionali le norme che prevedono l’automatica attribuzione, al momento della nascita, del cognome paterno al figlio legittimo, in presenza di una diversa volontà dei genitori.
Dopo anni e anni di dibattiti e a seguito di diverse pronunce della Corte di Cassazione sul tema e di una condanna del nostro paese da parte della Corte di Strasburgo per violazione della Convenzione Europea dei diritti dell’uomo, la Corte Costituzionale, con sentenza n. 286/2016, ha quindi aperto uno squarcio nella consolidata tradizione del nostro paese, alquanto retrograda per la verità, di riconoscere alla sola figura paterna la possibilità di imporre il proprio cognome alla prole.
Per pura casualità provengo da genitori che, per via di una lontanissima parentela, avevano lo stesso cognome, dunque nella mia famiglia il tema non è mai stato troppo dibattuto.
Tuttavia, a parte casi particolari come il mio, lascia abbastanza desolati che si sia pervenuti a una pronuncia chiara sull’argomento solo alla fine dello scorso anno, poiché non occorre essere insigni giuristi per capire che l’imposizione del solo cognome paterno, in presenza della volontà dei genitori di trasmetterli entrambi, viola il diritto alla identità personale del soggetto, che vede nella provenienza e nell’innesto di entrambi i rami genitoriali un tratto fondamentale.
Volendo fare una battuta, sembra paradossale che l’Italia, patria indiscussa dei “mammoni – tesori de mamma – bell’e’ mammà” che dir si voglia, non lasci traccia documentale della provenienza materna se non nelle faticose ricostruzioni dell’albero genealogico di ciascuno!
E ancora, non sembra difficile comprendere che il diritto di uguaglianza tra i coniugi e di pari dignità dei genitori nei confronti dei figli, sancito dall’art. 3 e dall’art. 29 della nostra Costituzione, subisca una grave violazione dalla mancata trasmissione del cognome materno, generando inevitabilmente la “deminutio” della madre.
Ciò, peraltro, risulta anche in contrasto con quanto stabilito dalla Convenzione sulla eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna, adottata a New York il 18/12/1978 e con le raccomandazioni del Consiglio d’Europa 28/4/1995 n. 1271 e 18/3/1998, n. 1362.
Eppure in Italia, verosimilmente per uno stampo di famiglia che si ostina ad essere anacronisticamente e prevalentemente patriarcale, il tema non è ancora stato definito in maniera strutturale nelle sedi legislative, anche se evidenzio che proprio in questi giorni e sulla scorta della pronuncia della Consulta, risulta finalmente in esame in Commissione Giustizia il disegno di legge n. 1230 S (presentato l’8 gennaio 2014), recante modifiche al codice civile in materia di cognome dei coniugi ai figli.
Versa in errore chi crede che si tratti di un semplice cognome, giacché gli essere umani attraverso la propria identità, di cui il nome e il cognome costituiscono il paradigma, affermano la propria storia e le proprie origini, e versa in errore chi ritiene che debba prevalere un genitore sull’altro, quand’anche solo simbolicamente attraverso “l’imprimatur” determinato dal cognome, poiché ciò contraddice nel profondo il concetto che i genitori rivestono uguale rilevanza all’interno della famiglia, come nell’ambito sociale.
Giusto per riflettere sul tema, e nell’attesa di una soluzione legislativa che speriamo non tardi nel venire alla luce, sono gli stessi giudici della Corte Costituzionale ad aver rilevato, fin dagli anni ‘70, che “è proprio l’eguaglianza che garantisce quella unità e, viceversa, è la diseguaglianza a metterla in pericolo… l’unità si rafforza nella misura in cui i reciproci rapporti fra coniugi sono governati dalla solidarietà e dalla parità”.
Osservazione imbarazzante per la sua semplicità…

2 Commenti

  1. Per legge lascerei volonta’ suprema di scelta ai figli quando saranno in eta’ matura, anche perché potrebbero scegliere un solo cognome nel momento in cui uno dei genitori potrebbe commettere qualcosa di cui I figli potrebbero vergognarsi…..E’ solo un’opinione!!!

  2. Personalmente condivido appieno il contenuto del testo.
    Come padre sono ovviamente orgoglioso di aver potuto trasmettere il mio cognome a mio figlio, ma sarei stato ben più contento di potere aggiungere a esso quello di mia moglie.
    Credo che questo sia un riconoscimento giusto e dovuto per tutte quelle donne che, come mia moglie, svolgono con impegno e dedizione il loro ruolo di madri, mogli e lavoratrici.
    Forse gli uomini contrari hanno sbagliato a scegliere la madre dei loro figli o sono egocentrici, ma questa, evidentemente è un altra questione

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui