della Dott.ssa Marialuigia De Lucia, abilitata alla professione forense.

L’amore, si sa, non conosce confini né limiti e al cuore non si comanda!
Sarà per questo che i dati ISTAT rivelano che in Italia, nell’ultimo decennio, sono stati celebrati circa 30.000 matrimoni tra uomini in un’età compresa tra i 70 e gli 85 anni e donne  molto più giovani, che inizialmente prestavano servizio come badanti a casa del futuro marito.
Irrilevante, invece, la quantità di matrimoni celebrati tra donne anziane e il loro giovane badante.
Ma nell’immaginario collettivo l’uomo non invecchia! Egli, piuttosto, diventa affascinante.
E…no… l’uomo non ingrassa, quelle ciambelle che figurano intorno ai fianchi si chiamano le “maniglie dell’amore”!
E se l’anziano ha anche un buon reddito e una discreta eredità, ecco che l’amore trionfa e si convola a “giuste nozze”.
Con la complicità delle risorse investite dalle aziende farmaceutiche nell’elisir di eterna giovinezza, che consente ai nonni di godere dei piaceri del sesso anche in età avanzata, più di qualche anziano reagisce alla solitudine e agli acciacchi della terza età sposando la badante, con buona pace di figli e nipoti.
Ma le statistiche rivelano che una elevata percentuale dei matrimoni celebrati su queste basi è destinato a fallire, sia perché le relazioni possono implodere per le ragioni più varie, sia perché molte volte la motivazione del matrimonio non è proprio l’impulso verso l’amore eterno, quanto piuttosto, da un lato, l’illusione di una giovinezza ormai fuggita e, dall’altro, l’interesse alla stabilità economica, la facilità ad ottenere la cittadinanza da parte di donne che provengono da paesi disagiati e poveri.
Non c’è da sentirsi trasecolare, dunque, se qualche eterno latin lover resta col cuore infranto e se le relazioni particolari approdano alle cancellerie dei Tribunali con diversi titoli, che vanno dai procedimenti per lo scioglimento del vincolo matrimoniale fino alla circonvenzione di incapace, qualora il matrimonio sia addirittura frutto di una sorta di truffa ai danni dell’anziano poco vigile.
Uno di questi casi è stato di recente affrontato dalla Prima Sezione della Cassazione Civile. L’oggetto della contesa era un matrimonio contratto tra la badante quarantenne e un anziano signore ultraottantenne sottoposto ad amministrazione di sostegno, istituto introdotto dalla legge n. 6/2004 a tutela dei soggetti privi di autonomia, in tutto o in parte, e che mira ad affiancare il soggetto amministrato  la cui capacità di agire risulti limitata o compromessa.
Con sentenza n. 11536/2017 la Corte di Cassazione ha specificato che il regime di amministrazione di sostegno, non è necessariamente un elemento di per sé sufficiente per invocare l’invalidità delle nozze da parte di terzi, poiché la libertà di contrarre matrimonio può essere limitata solo eccezionalmente in casi più gravi e tassativi, come nel caso dell’interdizione del soggetto.
Ma, aggiungono i giudici di Piazza Cavour, ciò non toglie che in casi che risultino di rilevante gravità anche al soggetto sottoposto ad amministrazione di sostegno possono essere estese le misure previste in caso di interdizione e inabilitazione, in attuazione di quanto previsto dall’art. 411, u.co. del codice civile il quale prevede che: “il giudice tutelare, nel provvedimento con il quale nomina l’amministratore di sostegno, o successivamente, può disporre che determinati effetti, limitazioni o decadenze, previsti da disposizioni di legge per l’interdetto o l’inabilitato, si estendano al beneficiario dell’amministrazione di sostegno, avuto riguardo all’interesse del medesimo ed a quello tutelato dalle predette disposizioni”.
Insomma, l’amore è meravigliosamente cieco, ma talvolta aprire gli occhi per tempo non sembra del tutto sbagliato!

 

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