della Dott.ssa Marialuigia De Lucia, abilitata alla professione forense.

Se non fosse stato per la caotica “babilonia politica” alla quale abbiamo assistito lo scorso mese di agosto, il tema dell’insegnamento trasversale dell’educazione civica nelle scuole di ogni ordine e grado nel sistema di istruzione nazionale avrebbe attratto l’attenzione di molti, in particolare di coloro i quali hanno figli in età scolare.
La legge n. 92 del 20 agosto 2019, entrata in vigore il 5 settembre u.s., ha infatti stabilito che la materia dalla forte connotazione paideutica entrasse a far parte a pieno titolo delle materie di scuola, con votazione autonoma e almeno 33 ore annue dedicate, demandando l’insegnamento, almeno nelle scuole superiori, ai docenti abilitati nelle materie giuridiche ed economiche.
I temi principali focalizzati dalla normativa sono i seguenti:
– Costituzione italiana e principi fondanti dell’Unione Europea e degli organismi internazionali
– Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile
– Principi di diritto
– Educazione ambientale, alla legalità, al rispetto e alla valorizzazione del patrimonio culturale italiano
– Conoscenze relative alla materia della protezione civile e del volontariato
– Educazione alla cittadinanza digitale, attraverso conoscenze relative all’utilizzo responsabile degli strumenti digitali (smartphone, tablet, smartwatch), compresa la tutela della propria identità digitale e principi della disciplina sulla protezione dei dati personali.
Su tale ultimo tema, trascrivo il testo dell’art. 5 della legge 92/2019, poiché esso reca in sé interessanti potenzialità sulla lotta a forme di cyberbullismo e pone le basi per un utilizzo consapevole dei mezzi digitali di cui oggi disponiamo, che costituiscono indubbiamente una risorsa essenziale, ma troppo spesso diventano uno strumento di “distruzione di massa”, se pensiamo alle varie forme di cyberbullismo, stalking digitale, divulgazione indiscriminata di fake news che purtroppo inquinano tanto l’informazione quanto le relazioni fra privati.

“Art. 5. (Educazione alla cittadinanza digitale)
1. Nell’ambito dell’insegnamento trasversale dell’educazione civica, di cui all’articolo 2, è prevista l’educazione alla cittadinanza digitale.
2. Nel rispetto dell’autonomia scolastica, l’offerta formativa erogata nell’ambito dell’insegnamento di cui al comma 1 prevede almeno le seguenti abilità e conoscenze digitali essenziali, da sviluppare con gradualità tenendo conto dell’età degli alunni e degli studenti:
a) analizzare, confrontare e valutare criticamente la credibilità e l’affidabilità delle fonti di dati, informazioni e contenuti digitali;
b) interagire attraverso varie tecnologie digitali e individuare i mezzi e le forme di comunicazione digitali appropriati per un determinato contesto;
c) informarsi e partecipare al dibattito pubblico attraverso l’utilizzo di servizi digitali pubblici e privati; ricercare opportunità di crescita personale e di cittadinanza partecipativa attraverso adeguate tecnologie digitali;
d) conoscere le norme comportamentali da osservare nell’ambito dell’utilizzo delle tecnologie digitali e dell’interazione in ambienti digitali, adattare le strategie di comunicazione al pubblico specifico ed essere consapevoli della diversità culturale e generazionale negli ambienti digitali;
e) creare e gestire l’identità digitale, essere in grado di proteggere la propria reputazione, gestire e tutelare i dati che si producono attraverso diversi strumenti digitali, ambienti e servizi, rispettare i dati e le identità altrui; utilizzare e condividere informazioni personali identificabili proteggendo se stessi e gli altri;
f) conoscere le politiche sulla tutela della riservatezza applicate dai servizi digitali relativamente all’uso dei dati personali;
g) essere in grado di evitare, usando tecnologie digitali, rischi per la salute e minacce al proprio benessere fisico e psicologico; essere in grado di proteggere sé e gli altri da eventuali pericoli in ambienti digitali; essere consapevoli di come le tecnologie digitali possono influire sul benessere psicofisico e sull’inclusione sociale, con particolare attenzione ai comportamenti riconducibili al bullismo e al cyberbullismo.
3. Al fine di verificare l’attuazione del presente articolo, di diffonderne la conoscenza tra i soggetti interessati e di valutare eventuali esigenze di aggiornamento, il Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca convoca almeno ogni due anni la Consulta dei diritti e dei doveri del bambino e dell’adolescente digitale, istituita presso il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca ai sensi del decreto di cui al comma 4.
4. Con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca sono determinati i criteri di composizione e le modalità di funzionamento della Consulta di cui al comma 3, in modo da assicurare la rappresentanza degli studenti, degli insegnanti, delle famiglie e degli esperti del settore. L’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza designa un componente della Consulta.
5. La Consulta di cui al comma 3 presenta periodicamente al Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca una relazione sullo stato di attuazione del presente articolo e segnala eventuali iniziative di modificazione che ritenga opportune.
6. La Consulta di cui al comma 3 opera in coordinamento con il tavolo tecnico istituito ai sensi dell’articolo 3 della legge 29 maggio 2017, n. 71.
7. Per l’attività prestata nell’ambito della Consulta, ai suoi componenti non sono dovuti compensi, indennità, gettoni di presenza o altre utilità comunque denominate, né rimborsi di spese.”

Come è semplice evincere per chiunque, si tratta di temi davvero interessanti oltre che, a parere di chi scrive, estremamente importanti per lo sviluppo completo delle conoscenze di un essere umano, non solo come individuo, ma come soggetto immerso in un contesto sociale, nel quale in un futuro vivrà in autonomia, viaggerà, lavorerà (almeno si spera), apprenderà, amerà.
Tutto molto bello, se non che…
L’art. 2 della legge 92/2019 ha infatti fissato la decorrenza dei nuovi programmi, a partire dal 1° settembre dell’anno scolastico successivo all’entrata in vigore della legge stessa, avvenuta il 5 settembre ultimo scorso. Si è, quindi, creato un vero caos applicativo, risolto ad anno scolastico praticamente iniziato con una nota del MIUR, la n. 1830 del 12 settembre 2019, con la quale è stato diramato il parere negativo del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione sull’avvio dell’insegnamento a “pieno regime” della materia che slitta, pertanto, all’anno scolastico 2020-2021.
A dispetto degli annunci urbi et orbi, l’attuale anno scolastico sarà quindi come i precedenti, in cui verrà impartito l’insegnamento di “cittadinanza e costituzione” di cui alla legge 169/2008.
In effetti, sfugge a molti che ogni cambiamento normativo, per essere “efficace”, necessita di elementi quasi sempre sottovalutati da chi si occupa della propaganda e troppo spesso spacciata per “burocrazia” ma, in realtà, si tratta di reperire le coperture finanziarie, di mettere in campo gli strumenti organizzativi nonché di individuare personale competente da dedicare ad armonizzare il passaggio dai precedenti sistemi ai nuovi, affinché i buoni propositi contenuti nelle norme e ancora più sbandierati in proclami propagandistici, non restino lettera morta ma si tramutino in fenomeni tangibili.
La stella polare che il nostro Legislatore non dovrebbe mai smettere di seguire in materia, dovrebbe tenere bene illuminato il concetto che risparmiare sull’Educazione significa investire sull’ignoranza che produrrà, inevitabilmente, costi sociali elevatissimi… in termini più schietti… se si pensa che l’Educazione abbia un costo è perché non si conosce il prezzo dell’ignoranza!

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