LA SEPARAZIONE

della Dott.ssa Alessia Cioffi.

La separazione dei coniugi si distingue in due tipologie: separazione di fatto e separazione legale. La prima non ha alcun effetto giuridico sul matrimonio, pur potendo essere uno dei presupposti oggettivi per la richiesta di separazione legale; consiste essenzialmente nell’allontanamento, da parte di uno dei due coniugi, dalla casa familiare. Un caso di separazione di fatto è quello del coniuge che si reca a vivere stabilmente in altra dimora, a prescindere dall’eventuale presenza di un partner diverso. La separazione di fatto si verifica quando i coniugi decidono di interrompere la convivenza senza formalità.

La separazione di fatto non è sanzionata da alcun provvedimento dell’autorità giudiziaria, anche se l’allontanamento dalla casa familiare di uno dei due coniugi (marito o moglie) o il fatto che uno di loro abbia una relazione extraconiugale, potrebbe essere motivo di addebito della separazione, nel caso di separazione giudiziale.

Non esiste dunque una procedura da seguire per separarsi “di fatto” dal coniuge.

Con il termine “separazione legale”, invece, si intende la sospensione temporanea degli effetti degli adempimenti dei doveri matrimoniali, uno stato transitorio dei coniugi in attesa di una riconciliazione o di eventuale divorzio. La separazione legale attenua soltanto il vincolo del matrimonio, poiché dispensa i coniugi dall’obbligo di vivere insieme.

La separazione legale si distingue, a sua volta, in:

  • separazione consensuale, che deriva da un accordo dei coniugi, che deve essere sottoposto all’approvazione del Tribunale (omologazione), subordinata all’accertamento che esso non contenga disposizioni particolari contrarie all’ordine pubblico o lesive degli interessi dei figli. In mancanza di omologazione l’accordo non ha effetti vincolanti e ciascuno dei coniugi può rifiutarsi di eseguirlo;
  • separazione giudiziale, che può essere pronunciata su domanda di uno dei due coniugi (ricorso) quando si verificano fatti tali da rendere intollerabile la prosecuzione della convivenza o da recare pregiudizio all’educazione dei figli; questi fatti possono essere addebitabili a uno dei coniugi (anche al coniuge che chiede la separazione), ad entrambi, oppure possono essere indipendenti dalla loro volontà (es. malattie mentali) o comunque incolpevoli. L’istituto civilistico della separazione personale dei coniugi non scioglie il matrimonio, né fa venire meno lo status giuridico di coniuge, ma sospende tutti quei doveri coniugali che attengono alla comunione personale di vita: il dovere della coabitazione e della fedeltà. Correlativamente, con la separazione, cessa la presunzione che il marito sia il padre dei figli eventualmente generati in seguito dalla moglie.

Restano comuni i doveri verso i figli: entrambi i genitori mantengono la potestà genitoriale, esercitata congiuntamente. Le decisioni di maggiore importanza relative all’istruzione, all’educazione e alla salute, sono prese di comune accordo, tenendo conto delle capacità, dell’inclinazione naturale e delle aspirazioni dei figli. Le decisioni relative ad atti di ordinaria amministrazione possono essere assunte separatamente.

Si trasforma il dovere di assistenza, che viene così ad assumere un carattere puramente pecuniario: il coniuge separato, infatti, può essere obbligato a corrispondere un assegno periodico all’altro coniuge, ma non è certamente tenuto ad assisterlo personalmente nella malattia. Si scioglie la comunione dei beni.

Del matrimonio restano fermi gli effetti patrimoniali: il coniuge separato conserva il diritto al mantenimento, nel caso in cui non abbia reddito, o il proprio reddito non sia sufficiente.

Entrambi i coniugi conservano, infine, i diritti successori.

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