della Dott.ssa Marialuigia De Lucia, abilitata alla professione forense.

…Il nostro cane 
non mi riconosce più…

Inizia così la bellissima canzone di Antonello Venditti “Dimmelo tu cos’è”, che le Gira-sole e i Gira-soli che hanno compiuto almeno 40 anni dovrebbero conoscere bene, sul tema della traumatica ri-sistemazione della vita che segue alla separazione dei coniugi.
In quella fase, in cui tutto sembra crollare per poi ricominciare, anche le spese per la ex casa coniugale diventano un problema grave e serio da risolvere, anche se non tutti cedono ad un clima simile a quello rappresentato nel film “La guerra dei Roses”.
Ci sembra utile trattare quindi il tema spinoso, oggetto dell’ordinanza n. 10927 del 7 maggio 2018 emessa dalla Corte di Cassazione, la quale ha stabilito che le spese della ex casa coniugale gravano sul coniuge assegnatario dell’immobile, in quanto unico utilizzatore del bene.
La manutenzione, le utenze e ogni altra spesa connessa all’uso della ex casa di famiglia deve quindi essere imputata al coniuge che continua a viverci in quanto assegnatario esclusivo.
Linea spartiacque per la decorrenza, come è ovvio che sia, è il momento della separazione.
Nulla quaestio, dunque, per le spese sostenute nella fase antecedente, cioè in costanza di matrimonio, da entrambi i coniugi per far fronte alle necessità familiari, in quanto le stesse sono ascrivibili alla fattispecie di cui all’art. 143 del codice civile, il quale postula l’obbligo di contribuzione da parte di entrambi i coniugi ai bisogni della famiglia e secondo le possibilità di ciascuno di essi (cfr. in tal senso la precedente sentenza Cass.10942/2015).

 

 

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