della Dott.ssa Marialuigia De Lucia, abilitata alla professione forense.

Olanda, Belgio, Norvegia, Svezia, Danimarca, Spagna, Francia, Regno Unito, Austria, Portogallo. Sono alcuni dei paesi europei nei quali, a partire dai primi anni dello scorso decennio, sono entrate in vigore leggi che riconoscono e regolano le unioni tra persone dello stesso sesso.

In Italia il 5 giugno 2016 è entrata in vigore la legge n. 20 maggio 2016, n. 76, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 118, del 21 maggio scorso, che regolamenta le unioni civili tra persone dello stesso sesso e che reca la disciplina delle convivenze.

Esaminiamo più da vicino i punti salienti del provvedimento, tralasciando gli aspetti d’innegabile dirompenza sociale e l’acceso dibattito che ne ha caratterizzato il percorso.
 
Definizione: L’unione civile è una formazione sociale, ai sensi degli artt. 2 e 3 della Costituzione, costituita da due persone maggiorenni dello stesso sesso, che dichiarano la loro volontà in tal senso, alla presenza di due testimoni e di fronte all’ufficiale di stato civile.
Fondamentale risulta il richiamo alla Costituzione: l’art. 2 prevede che “la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”.
L’art. 3 della Costituzione prevede “Tutti cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.
Nel testo dei due articoli appena citati si rinviene l’essenza della nostra convivenza sociale. La legge sulle unioni civili ha semplicemente ampliato l’ambito dei soggetti direttamente interessati ai predetti principi.
Dunque, la chiave di volta è il riconoscimento dell’unione civile fra persone dello stesso sesso in qualità di “formazione sociale”.

Cause impeditive: Per quanto concerne le cause impeditive, le quali comportano la nullità dell’unione civile, lo schema ricalca il matrimonio, ovvero: un pregresso vincolo matrimoniale o una pregressa unione civile; l’interdizione per infermità mentale di uno dei due soggetti; la sussistenza di vincoli di parentela fra i soggetti; la condanna definitiva di un contraente per omicidio consumato o tentato nei confronti di chi sia già coniugato o unito civilmente con l’altra parte.

Certificato di unione: L’unione deve risultare certificata in un documento nel quale devono essere inseriti i dati anagrafici delle parti e dei testimoni, la loro residenza nonché il regime patrimoniale prescelto dalle parti. In assenza di dichiarazioni si intende assunto il regime patrimoniale di comunione legale dei beni. Le parti devono inoltre dichiarare all’ufficiale di stato civile l’intenzione di assumere, per la durata del vincolo, un cognome comune scelto tra i due contraenti, oppure di scegliere di anteporre o posporre al cognome comune il proprio cognome.

Diritti e doveri. Con la costituzione dell’unione civile le parti acquistano gli stessi diritti e gli stessi doveri: da ciò deriva l’obbligo reciproco di assistenza sia morale che materiale e quello alla coabitazione. Ognuna delle parti deve contribuire con le proprie sostanze ai bisogni comuni.

Equiparazioni: La legge 76/2016 prevede un’equiparazione generale stabilendo che tutte le leggi nelle quali è contenuto il termine matrimonio o coniuge o coniugi, si riferiscono anche alle unioni civili.
Resta invece fermo quanto attualmente previsto dalle norme vigenti in tema di adozione, materia per la quale, attualmente, l’assetto risulta quindi invariato.

Scioglimento: NO PANIC! Così come il matrimonio civile, anche l’unione civile può non essere per sempre…

Le cause di scioglimento delle unioni civili, di cui alla legge 76/2016, sono quelle previste dall’art. 3 della legge n. 898/1970, che disciplina i casi di scioglimento del matrimonio, oltre che, naturalmente, quelle riconducibili alla manifestazione di volontà di scioglimento delle parti.  

Entro sei mesi dall’entrata in vigore della legge 76, sono attesi diversi decreti legislativi, finalizzati ad adeguare e coordinare l’ordinamento previgente.

Va inoltre sottolineato che  il provvedimento in questione disciplina, mediante l’art. 36 e segg., oltre alle unioni tra persone dello stesso sesso, anche le convivenze “more uxorio” fra persone di sesso diverso.
Per tali casi la legge si sofferma principalmente sul riconoscimento nei confronti del convivente dei diritti spettanti ai coniugi in caso di ricovero ospedaliero, malattia, assistenza, decisioni afferenti casi di incapacità sopravvenuta, ecc.. ovvero in tutti quei casi in cui la mera convivenza di fatto era considerata recessiva rispetto al matrimonio tradizionale, con gravi e inutili limiti in caso di infermità di uno dei due conviventi.
E’ altresì previsto, anche per il convivente superstite, il diritto di abitazione nella casa di comune residenza, per un periodo variabile secondo i casi, non inferiore ai due anni.
I conviventi di fatto possono inoltre disciplinare i rapporti patrimoniali mediante la sottoscrizione di un “contratto di convivenza”, redatto in forma scritta a pena di nullità, con atto pubblico o scrittura privata autenticata da un notaio o da un avvocato.
Tale contratto deve essere comunicato al comune di residenza dei conviventi ai fini dell’opponibilità a terzi.
Anche il contratto di convivenza è risolvibile, sia per comune accordo sia unilateralmente, e determina lo scioglimento della comunione patrimoniale dei beni, ove inizialmente prevista, oltre all’obbligo di mantenimento del convivente in condizioni economiche più deboli che versi in stato di bisogno e che non possa sostentarsi da sè. Il mantenimento è comunque previsto per un periodo proporzionale alla durata della convivenza.

Questi, in estrema sintesi, i tratti principali di una legge che ha suscitato l’attenzione di molti.
Il dibattito è aperto…

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