SCONTO SUL MANTENIMENTO DEL FIGLIO  
della Dott.ssa Marialuigia De Lucia, abilitata alla professione forense.

L’assistenza economica ai figli minori in caso di separazione dei genitori, o della cessazione della convivenza, costituisce un tema di scottante attualità per le difficoltà materiali e morali che la fine di una relazione reca con sé.
È una fase che comporta incomprensioni, talvolta ritorsioni, non è semplice arginare rabbia e rancore e mantenere la giusta lucidità per riorganizzare la vita, anche dal punto di vista economico.
Sono sempre più convinta che la separazione sia “roba per gente ricca” perché, in effetti, la duplicazione delle spese di una famiglia divisa, oltre a quelle sacrosante di mantenimento congiunto dei figli, può risultare davvero oneroso nel caso in cui i genitori non abbiano risorse abbondanti da destinare all’impostazione della nuova vita.
In un panorama del genere può quindi risultare interessante passare in rassegna la recente sentenza della Corte di Cassazione del 28 giugno 2019, n. 26993.
La Cassazione ha annullato con rinvio alla Corte di Appello di Genova il provvedimento con cui i giudici di secondo grado avevano condannato a tre mesi di reclusione e 450 euro di multa un padre per aver omesso di provvedere al versamento dell’assegno di mantenimento nei confronti del figlio minore, in attuazione di quanto previsto dall’art. 570, comma 2, n. 2 del codice penale.

L’art. 570 del codice penale prevede infatti che “Chiunque, abbandonando il domicilio domestico o comunque serbando una condotta contraria all’ordine o alla morale delle famiglie, si sottrae agli obblighi di assistenza inerenti alla responsabilità genitoriale, alla tutela legale o alla qualità di coniuge, è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa da 103 euro a 1032 euro.
Le dette pene si applicano congiuntamente a chi:
1. malversa o dilapida i beni del figlio minore o del coniuge;
2. fa mancare i mezzi di sussistenza ai discendenti di età minore, ovvero inabili al lavoro, agli ascendenti o al coniuge, il quale non sia legalmente separato per sua colpa.”
L’articolo deve essere letto insieme al successivo art. 570 bis, introdotto recentemente dal d.lgs. 1.3.2018, n. 21, il quale dispone che “Le pene previste dall’art. 570 si applicano al coniuge che si sottrae all’obbligo di corresponsione di ogni tipologia di assegno dovuto in caso di scioglimento, di cessazione degli effetti civili o di nullità del matrimonio ovvero viola gli obblighi di natura economica in materia di separazione dei coniugi e di affidamento condiviso dei figli.”
Nel caso di specie il padre del minore è stato condannato in secondo grado per aver omesso di versare solo una parte dell’assegno di mantenimento, contribuendo tuttavia a sostenere per un periodo consistente alle spese per il mutuo dell’abitazione e le spese condominiali della ex casa di famiglia. Inoltre, l’assegno di mantenimento era stato, per così dire, “scontato” su iniziativa del padre da 350 euro a 200/250 euro mensili, ma in ragione di uno stato di disoccupazione dello stesso, che indubbiamente ha influito sulle capacità economiche di contribuzione al mantenimento del figlio.
Sussistendo comunque una contribuzione, sebbene parziale, al mantenimento del figlio e poiché tale aspetto non è stato causa di una mancanza di “mezzi di sussistenza” per il figlio minore, la Cassazione ha quindi accolto il ricorso proposto dal padre, non riconoscendo la qualificazione penale della condotta del medesimo, annullando la sentenza di condanna emessa in secondo grado e rinviando il caso alla Corte di Appello di Genova.
Un caso interessante sul quale riflettere e senza alcun dubbio un caso doloroso per entrambe le parti in causa.

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