L’istituto per volare in pensione…

della Dott.ssa Marialuigia De Lucia, abilitata alla professione forense.

Gli acronimi sono decisamente di moda!
L’Anticipo sulla Pensione, immediatamente denominato “APE” è l’istituto previdenziale introdotto in via sperimentale dall’art. 1, commi 166 e seguenti dalla legge 11 dicembre 2016, n. 232, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 297 del 21 dicembre 2016 (legge di stabilità per l’anno 2017).
In sostanza, a decorrere dal 1° maggio 2017, sarà possibile accedere a una sorta di anticipo sul proprio trattamento pensionistico, rispetto al periodo in cui l’ingarbugliata normativa previdenziale consentirebbe di godere del piccolo rateo maturato dopo anni e anni di costante lavoro (sempre per la porzione di persone fortunate che, oltre ad aver avuto un lavoro, possono godere di una fonte di sostentamento per la vecchiaia).

I requisiti per accedere all’APE volontario sono i seguenti: aver compiuto 63 anni di età, aver versato almeno 20 anni di contributi ed è rivolto ai lavoratori dipendenti, compresi quelli pubblici, ai lavoratori autonomi e parasubordinati.
L’anticipo può inoltre essere corrisposto in caso di pensioni il cui ammontare è pari ad almeno 700 euro mensili e per un periodo minimo di 6 mesi (nel qual caso si può ottenere l’anticipo del 95% della pensione) e massimo di 3 anni e 7 mesi (nel qual caso si può ottenere l’anticipo nella misura dell’85%).
La legge prevede che le somme vengano attinte da banche o da assicurazioni e che debbano essere restituite con rate di ammortamento per i successivi 20 anni e dietro pagamento di interessi.
E’ inoltre obbligatorio stipulare una polizza per garantire l’estinzione del debito contratto per ottenere l’anticipo in caso di premorienza.
Pur volendo prendere in considerazione l’istituto nei suoi aspetti meramente funzionali, al netto di ulteriori valutazioni, non ci si può comunque esimere dall’evidenziare che l’APE, in realtà, consiste nel trasformare in debito ciò che, invece, dopo una vita trascorsa a versare i contributi, costituirebbe un credito del lavoratore nei confronti dello Stato.
Appare invece diverso lo spirito del cosiddetto “APE agevolato”, il quale a differenza dell’APE volontario, è rivolto a determinate categorie quali disoccupati, invalidi, prestatori di cure nei confronti di familiari svantaggiati (cd. caregivers), soggetti che hanno prestato la propria opera professionale per lavori rischiosi o difficoltosi.
Tale istituto, disciplinato dall’art. 1, commi 179 e ss. della legge n. 232/2016, costituisce una sorta di sussidio fino alla pensione e può essere richiesto da lavoratori che abbiano compiuto i 63 anni di età e 30 anni di contributi, ad eccezione dei lavori difficoltosi o rischiosi per i quali sono richiesti 36 anni di contributi, fermo restando i 63 anni compiuti.
Le somme vengono erogate direttamente dallo Stato, senza intermediazione di banche o assicurazioni, dunque non sono previste decurtazioni sulla pensione definitiva, come nel caso dell’APE volontario il quale, considerando le condizioni sopra elencate e i costi connessi, potrebbe rivelarsi un autentico flop!

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