LA TASSA SULLA PLASTICA USA E GETTA
della Dott.ssa Marialuigia De Lucia, abilitata alla professione forense.

L’art. 1, comma 634 della legge di bilancio per l’anno finanziario 2020, ovvero la legge n. 160 del 27.12.2019, ha istituito l’imposta sul consumo di alcuni materiali plastici usa e getta, più comunemente conosciuta come la “plastic tax”.
L’intento, per una volta decisamente nobile, è quello di disincentivare il consumo dei MACSI, ovvero dei “manufatti con singolo impiego che hanno o sono destinati ad avere funzione di contenimento, protezione, manipolazione o consegna merci o di prodotti alimentari”, costituiti da polimeri organici di origine sintetica non riutilizzabili.
Per chi è costretto a rifornirsi attraverso la grande distribuzione non è difficile infatti rendersi conto dell’enorme impatto ambientale che possono avere gli innumerevoli imballaggi e contenitori utilizzati per contenere prodotti alimentari e detersivi.
Grida vendetta il basilico nelle valigette di plastica che avrete sicuramente notato tra gli scaffali dei supermercati, o le mele nei contenitori rigidi, prodotti insomma non delicati che potrebbero tranquillamente essere venduti sfusi e acquistati in un sacchetto ecologico.
Ma l’essere umano contemporaneo sembra colto da una smania distruttiva nei confronti dell’ecosistema che lo circonda, per cui sembra che non riesca ad essere mai appagato dalla quantità di rifiuti che produce e che rilascia nell’ambiente senza la minima cura!
L’imposta non sarà quindi la panacea di tutti i mali, ma sicuramente può trasmettere un messaggio virtuoso rivolto sia alla catena di produzione che ai consumatori.
La norma riguarda quindi le bottiglie, le buste e le vaschette per alimenti, i contenitori in tetrapak, i contenitori plastici utilizzati per i detersivi, gli imballaggi con le bolle (benché irresistibili da scoppiare, per la verità), le pellicole ed altri materiali di uso comune.
Vengono giustamente esclusi i materiali usa e getta compostabili, i materiali frutto di un processo di riciclo di plastica già utilizzata e le plastiche per prodotti sanitari e medicinali.
L’importo dell’imposta ammonta a 0,45 € per ogni kg di materiale plastico e l’obbligo di pagamento scatta al momento della produzione, se questa si svolge sul territorio nazionale, o al momento dell’importazione in caso di prodotti provenienti dall’estero.
In ogni caso, considerate le complesse implicazioni a livello applicativo e commerciale, la norma rimanda a provvedimenti attuativi emanati entro marzo dal Ministero dell’Ambiente, Ministero dell’Economia e delle Finanze e Ministero per lo Sviluppo economico, mentre entro maggio 2020 dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.
L’entrata in vigore è quindi fissata per il primo giorno del mese successivo all’emanazione del provvedimento della predetta Agenzia.
…Nel frattempo…
Possiamo pur sempre orientare il mercato evitando di acquistare prodotti ove l’abuso di tali materiali si presenti come un inutile sfregio al rispetto del pianeta che ci circonda, di cui dovremmo essere rispettosi fruitori e non barbari saccheggiatori.
Solo per fare qualche esempio, possiamo senz’altro scegliere prodotti artigianali non importati dall’altro emisfero, seguire le stagioni per i prodotti ortofrutticoli, ornare il davanzale con una piantina di basilico o prezzemolo, anziché buttare i soldi nella odiosa scatolina di plastica che ne contiene al massimo cinque foglie, bere l’acqua erogata dal rubinetto dove la qualità dell’acqua risulti buona e siano effettuati i dovuti controlli.
Che dite, ci proviamo?

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