Affidamento dei figli in caso di separazione  
della Dott.ssa Alessia Cioffi

Il matrimonio produce effetti nei rapporti tra i coniugi (si pensi, ad esempio, all’obbligo della fedeltà, della reciproca assistenza morale e materiale, della coabitazione, della collaborazione, ecc.) e nei confronti dei figli. Il marito si presume padre dei figli nati dalla moglie.
Preliminarmente, si rende necessario illustrare brevemente la disciplina del mantenimento: entrambi i genitori sono obbligati a mantenere, istruire ed educare la prole. L’obbligo del mantenimento, o del concorso al mantenimento, è sempre previsto nei confronti dei figli minori e di quelli maggiorenni portatori di handicap; può perdurare, però, anche nei confronti del figlio maggiorenne non indipendente economicamente, che non abbia ancora acquisito una posizione economica che consenta al ragazzo di essere autosufficiente, per il tempo ragionevolmente necessario per il completamento dell’istruzione e per l’inizio di un’attività lavorativa (si pensi, ad es., al caso in cui il figlio sia iscritto all’università, o abbia un lavoro precario).
Salvo accordi diversi liberamente sottoscritti dalle parti, ciascuno dei genitori provvede al mantenimento dei figli, in misura proporzionale al proprio reddito; il giudice stabilisce, ove necessario, la corresponsione di un assegno periodico al fine di realizzare il principio di proporzionalità, da determinare considerando: 1) le attuali esigenze del figlio; 2) il tenore di vita goduto dal figlio in costanza di convivenza con entrambi i genitori; 3) i tempi di permanenza presso ciascun genitore; 4) le risorse economiche di entrambi i genitori; 5) la valenza economica dei compiti domestici e di cura assunti da ciascun genitore.
L’assegno è automaticamente adeguato agli indici ISTAT, in difetto di altro parametro indicato dalle parti o dal giudice. Qualora le informazioni di carattere economico fornite dai genitori non risultino sufficientemente documentate, il giudice dispone un accertamento della polizia tributaria sui redditi e sui beni oggetto della contestazione, anche se intestati a soggetti diversi.
I provvedimenti relativi ai coniugi e alla prole che sono stati adottati con la sentenza di separazione (consensuale o giudiziale), sono sempre modificabili dal Tribunale, su ricorso di uno o entrambi i coniugi (art. 710-711 c.p.c.).
L’obbligo dei genitori di mantenere, istruire e educare i figli (e l’obbligo del figlio di contribuire al mantenimento della famiglia) non va confuso, però, con l’obbligo alimentare, che presuppone, in primo luogo, che il beneficiario si trovi in stato di bisogno e non sia in grado di mantenersi e, in secondo luogo, che l’obbligato disponga di risorse sufficienti per provvedere a se stesso e alla propria famiglia, oltre che al beneficiario. La differenza sta nel fatto che il diritto al mantenimento è commisurato al tenore di vita dell’obbligato e prescinde dallo stato di bisogno del beneficiario stesso.
Secondo la giurisprudenza, quando abbia raggiunto la capacità di provvedere economicamente a se stesso e abbia concluso gli studi, il figlio maggiorenne perde il diritto al mantenimento; il ragazzo è obbligato a contribuire economicamente al mantenimento della famiglia, in relazione alle proprie capacità, alle proprie sostanze e al proprio reddito. Se successivamente abbandona la convivenza con i genitori, viene meno il suo dovere di contribuzione. Eventualmente, se ricorrono i presupposti (come detto, il beneficiario deve trovarsi in stato di bisogno e non deve essere in grado di mantenersi; l’obbligato deve disporre di risorse sufficienti per provvedere a sé stesso e alla propria famiglia, oltre che al beneficiario), si può istituire tra genitore e figlio un obbligo alimentare.
Ciò premesso, con la separazione, il coniuge separato può legittimare un figlio naturale, adottare o essere adottato senza il consenso dell’altro coniuge.
Nei confronti dei figli nati dal matrimonio, entrambi i genitori mantengono la potestà genitoriale, che va esercitata congiuntamente. Le decisioni di maggiore importanza, relative all’istruzione, all’educazione e alla salute, sono prese di comune accordo, tenendo conto delle capacità, dell’inclinazione naturale e delle aspirazioni dei figli. Le decisioni relative ad atti di ordinaria amministrazione possono essere assunte separatamente.
La sentenza che pronuncia la separazione regola il mantenimento, l’educazione e l’affidamento dei figli. Il giudice adotta i provvedimenti relativi ai figli con esclusivo riferimento al loro interesse morale e materiale.
La legge n. 54/2006 ha riformato la disciplina dell’affidamento dei figli in materia di separazione, introducendo l’affidamento condiviso dei figli, in virtù del principio di bigenitorialità, inteso quale diritto del figlio ad un rapporto completo, stabile ed equilibrato con entrambi i genitori e con i rispettivi parenti.
I genitori hanno quindi  la possibilità di accordarsi in merito all’affidamento dei figli e il giudice, laddove non ne ravvisi la contrarietà all’interesse del minore, conferma e convalida tali accordi.
Il giudice può stabilire anche che i genitori esercitino la potestà separatamente, solo per le decisioni relative ad atti di ordinaria amministrazione. 
In caso di disaccordo sulle decisioni di maggiore importanza, la decisione è sempre rimessa al giudice.
L’autorità giudiziaria può anche disporre l’affidamento del figlio o dei figli esclusivamente a un genitore, nel caso reputi che l’affidamento all’altro genitore sia contrario all’interesse del minore. Tale decisione deve essere presa con provvedimento motivato.
Si evidenzia, però che, ai fini della richiesta di affidamento esclusivo dei figli, non è sufficiente la semplice conflittualità tra genitori, ma devono sussistere circostanze tali da convincere il giudice a ritenere che l’affidamento condiviso sia contrario all’interesse del minore, valutando il comportamento complessivo del genitore verso il figlio ed il rapporto che intercorre tra il bambino e il genitore.
Presupposti per la richiesta di affidamento esclusivo possono essere la violazione dei doveri o l’abuso dei poteri concernenti la potestà da parte dell’altro genitore, nonché che quest’ultimo tenga una condotta pregiudizievole nei confronti della prole, la manifesta carenza o inidoneità educativa o circostanze tali da rendere l’affidamento pregiudizievole per il figlio.
In caso di affidamento esclusivo, solo il coniuge affidatario esercita la potestà sui figli: il genitore affidatario ha il diritto di amministrazione e usufrutto legale dei beni del minore. Al genitore non affidatario, invece, rimarranno comunque i doveri di mantenimento, istruzione ed educazione della prole. Il coniuge non affidatario, infatti, è tenuto a versare periodicamente un assegno di mantenimento, nonché a partecipare alle spese straordinarie (es. spese scolastiche, ricreative, mediche, sportive, ecc.).

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