CUORI INFRANTI E MATRIMONI ROTTI  

della Dott.ssa Marialuigia De Lucia, abilitata alla professione forense.

Certi temi più di altri solleticano la curiosità di tutti, ed è per tale ragione che questo articolo tratta l’argomento dei messaggi hot, scoperti sul cellulare del coniuge e delle connesse ripercussioni sulla causa di separazione giudiziale.
La dilagante diffusione della comunicazione via rete, social network in primis, ha infatti favorito l’intrattenimento di relazioni di tutti i tipi. Fra vere e proprie onde d’urto di ex fidanzate, compagni di studi, di quartiere ecc., le relazioni fioriscono come i papaveri in primavera, scuotendo le vite tranquille perfino di persone che, al tempo dei pizzini a mano e del telefono fisso, magari uso duplex e posizionato nell’ingresso di casa, avrebbero trascorso le proprie serate a vedere qualche varietà in TV e non certo a chattare con chissà chi!
Sarà utile sapere, quindi, che la Corte di Cassazione, con sentenza n. 5510/2017, ha confermato l’addebito della separazione al coniuge fedifrago, la cui moglie ha scoperto inequivocabili messaggi d’amore da parte dell’amante, anni dopo che fra gli stessi coniugi era intervenuta una riconciliazione a seguito di una prima crisi matrimoniale.
La Suprema Corte ha però anche ribadito che, affinché la separazione sia addebitata al coniuge adultero, è necessario che il tradimento sia la causa della cessazione dell’affectio maritalis e motivo diretto della crisi fra i due.
In altri termini molto più terreni, avere un amante, che comunque di per sé costituisce un gesto in violazione dell’obbligo di fedeltà fra coniugi, giustifica l’addebito della separazione se è il motivo della rottura fra il marito e la moglie e non anche se la crisi era antecedente all’orrendo gesto di “cornificare” la propria moglie o il proprio marito.
Ma attenzione, perché dall’addebito della separazione in giudizio scaturiscono una serie di conseguenze importanti quali, ad esempio, la perdita di aspettative nella successione e la perdita dell’assegno di mantenimento.
Resta tuttavia insoluto il problema dell’azione di “spionaggio” condotta dal coniuge virtuoso che ha scoperto i messaggi hot sul cellulare dell’altro/a.
Eh già! Perché il tema è tutt’altro che pacifico…
Forse non tutti sanno che il codice penale punisce con la reclusione sia il reato di “interferenza illecita nella vita privata altrui” ex art. 615 bis, che il reato di “accesso abusivo a un sistema informatico o telematico” ex art. 615 ter, oltre a punire da sempre la violazione della corrispondenza.
Ma il punto è: pur volendo prescindere dai profili penalistici, seppur importantissimi, si può utilizzare in una causa di separazione giudiziale una prova acquisita “spiando”, dunque aggirando il consenso del proprietario, il cellulare o il computer del proprio coniuge?
Su tale tema, davvero molto dibattuto, è invece intervenuto il Tribunale di Roma nel 2016, precisando che non costituisce reato leggere i messaggi del proprio convivente o del coniuge, se non è stata messa in atto una particolare attenzione nella custodia dello strumento tecnologico, ad esempio abbandonando il cellulare sul divano per ore, o non sia stata azionata nessuna cautela/limitazione tecnica per contrastare il libero accesso allo strumento, come ad esempio l’inesistenza di un PIN o in caso di PIN condiviso.
Ciò in quanto la coabitazione affievolisce di per sé il concetto di privacy tra persone che vivono sotto lo stesso tetto e che sono legate da un rapporto, almeno prima della crisi, di tipo sentimentale che quindi implica condivisione.

Articolo noioso e privo di utilità?
E’ ciò che mi auguro insieme a tutti i componenti della redazione!
Siamo ben consapevoli che il tema oggetto di questo articolo non riguardi nessuno dei nostri lettori, poiché sappiamo che tutti voi, gira-sole e gira-soli, siete persone assai virtuose e che giammai incorrereste nel problema dell’adulterio, odiosa situazione sia se vissuta dal lato di chi tradisce che di chi è tradito!
Come si dice a Roma: CREDEMOCE!!

1 commento

  1. E’ un articolo interessante, perché anche se non riguarda in modo diretto la vita di chi lo legge, certamente getta un po’ di luce su domande riguardanti la privacy che oggi ci facciamo un po’ tutti, e che ci incuriosiscono molto. Chi non si è mai sentito spiato, in quest’epoca di comunicazione globale, o non ha mai avuto la tentazione di curiosare un po’ oltre il lecito? Ma tornando alla questione dell’adulterio… mi viene in mente la famosa lettera del celebre racconto di Poe, lasciata con furbizia sullo scrittoio insieme a tutte le altre della posta, e che proprio per questo i poliziotti incaricati di trovarla non avevano scoperto, pur frugando l’appartamento da cima a fondo. Era troppo evidente! Saggezza antica.

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