IL DANNO DA VACANZA ROVINATA
della Dott.ssa Marialuigia De Lucia, abilitata alla professione forense.

Salvo rare e fortunate eccezioni, la vacanza è quel luogo luminoso e celestiale nel quale ciascuno di noi ripone pensieri e speranze durante tutto l’anno lavorativo, per cercare sollievo dalle incombenze quotidiane, spesso numerose e pressanti.
Nell’età preistorica, cioè quando ero giovane, la vacanza era lunga e dilatata, il tempo aveva un altro ritmo, ci si accontentava magari di fare visita ai nonni o agli zii per trascorrere le giornate in famiglia tutti insieme, nelle terre di provenienza dei rispettivi genitori, rigorosamente emigrati in altri luoghi in cerca di lavoro.
Si stava bene con poco ed eravamo profondamente felici della frittata di maccheroni o del panino al pomodoro da mangiare in spiaggia (mia zia Ninì faceva un memorabile pasticcio di pasta alto 15 centimetri, e mio zio Alfredo era il re indiscusso dei panini al pomodoro da asporto).
Non importava a nessuno se la notte la stanza era sorvolata da zanzare come elicotteri o se faceva caldo, giacché nessuno pensava di contestare il dato obiettivo quanto naturale che d’inverno fa freddo e d’estate fa caldo, e la piscina era un bene di lusso riservato esclusivamente all’elite.
Ma voltiamo pagina… oggi è un’altra era, il pianeta è lo stesso ma noi sembriamo degli occupanti alieni rispetto ai meravigliosi sempliciotti che eravamo un tempo.
Il turismo, quello vero fatto di alberghi, voli aerei, spa, prelibatezze culinarie, aria condizionata in stanza, ha ampliato il proprio bacino d’utenza e così, anche se non si è propriamente dei “nababbi”, una volta all’anno moltissimi si concedono il lusso di una settimana di vacanza per interrompere, almeno per pochi giorni, i ritmi del frullatore quotidiano.
Con l’incremento del turismo di massa è nata quindi la figura del “tour operator”, ovvero dell’operatore del mercato turistico, che organizza a livello professionale i famosi “pacchetti di viaggio all inclusive”.
Col tempo, si è quindi avvertita la necessità di regolamentare la materia, confluita nel d.lgs 79/2011, il cd. Codice del turismo, anche grazie al recepimento di principi normativi maturati in ambito comunitario, giacché il settore turistico è diventato il vero volano dell’economia di molti paesi e non sono poche le persone che scelgono di ricorrere addirittura ad un finanziamento pur di riuscire a “staccare la spina” per un po’.
La figura del tour operator assume quindi obblighi contrattuali, in particolare per quanto concerne gli aspetti qualitativi del viaggio che riguardano le modalità di trasporto, la struttura alberghiera, il livello generale dei servizi etc..
Qualora tali prestazioni non siano eseguite correttamente o non vi sia corrispondenza tra quanto pattuito col viaggiatore e quanto erogato nel luogo di vacanza, sorge il diritto a chiedere il risarcimento del danno subito dal turista, le cui aspettative sono state disattese da una vacanza non all’altezza della situazione.
La vacanza rovinata causa quindi un vero e proprio diritto al risarcimento del danno, il quale, come recita l’art. 47 del codice del turismo, è correlato al tempo di vacanza inutilmente trascorso e all’irripetibilità dell’occasione perduta, purché l’inadempimento o inesatta esecuzione delle prestazioni incluse nel pacchetto turistico, non siano di scarsa rilevanza.
Si tratta dunque di un danno non patrimoniale, la cui figura generale nelle sue diverse accezioni di danno biologico, morale ed esistenziale, è trattata dall’art. 2059 del codice civile, la cui liquidazione è demandata all’apprezzamento del giudice di merito.
E’ esente dal risarcimento solo l’operatore turistico che provi la non imputabilità dell’inadempimento derivante da eventi successivi alla stipula del contratto, quali i casi di forza maggiore o il caso fortuito, o anche la responsabilità esclusiva del terzo o del turista stesso.
Ma non basta una semplice delusione a far scattare la tutela risarcitoria.
La giurisprudenza ha infatti chiarito che, affinché venga riconosciuto il risarcimento, è necessario che sussista la lesione di un interesse della persona, e che il danno non sia futile, dovendo quindi superare la soglia di normale tollerabilità e sussistere un vero e proprio disagio psico-fisico alla mancata realizzazione totale o parziale della vacanza programmata.
In quest’ottica è stato quindi riconosciuto il danno in caso di sistemazione alberghiera di categoria inferiore rispetto a quella acquistata, o anche la sistemazione in una struttura priva dei servizi e delle attrezzature promesse.
Perfino il mancato rispetto delle norme sulla sicurezza della struttura ricettiva ai sensi del d.lgs 81/2008 è stato ritenuto motivo di risarcimento per il turista.
Particolarmente grave è poi il danno causato da vacanza rovinata in caso di luna di miele, per ovvie ragioni e in quanto occasione irripetibile nella storia personale di ciascuno.
Interessante evidenziare, poi, che nel caso di smarrimento del bagaglio da parte del vettore aereo, la giurisprudenza ha talvolta riconosciuto sia il danno patrimoniale quantificato dal contenuto del bagaglio sia il danno non patrimoniale da vacanza rovinata, per il grave disagio che ne consegue di cui, in effetti, per urticante esperienza personale posso fornire testimonianza diretta.

Trovate che questo articolo sia inutile? E’ ciò che mi auguro, perché una vacanza felice e serena è ciò che auspichiamo a ciascuno dei nostri lettori.

1 commento

  1. Gentilissima Dott.ssa De Lucia, le faccio i complimenti per il modo esaustivo in cui ha espresso quello che generalmente in giurisprudenza turistica risulta incomprensibile e per lo più difficile da spiegare.
    Mi permetto solo di fare due note a quanto lei scrive:
    1) Il sistema Tour Operating non è nato con la nascita del turismo di massa, ma molto, molto tempo prima dal Sig. Thomas Cook e siamo alla metà del 1800. Dall’Inghilterra poi si è espansa a macchia d’olio e divenuta un volano economico sempre più importante per i diversi stati (tenga presente che un TO Italiano ad esempio ha una pressione fiscale del 35%). Nel corso del tempo, soprattuto dal 1994 in poi con la deregulation aerea, si sono verificati fenomeni di viaggi di massa con la nascita dei Tour Operator “charteristi/villaggisti”, che offrono in posti disparati le peculiarità italiane quali cucina, animazione etc etc, insomma praticamente l’Italia all’estero, che ti permette di dire sono stata in Messico, Maldive etc, ma senza toccare cibo locale o avere contatti con le popolazioni locali. Ma questo è un altro tema.
    2) E’ vero che sempre più i Tour Operator e Agenzie di Viaggio sono sotto i riflettori, purtroppo in ogni attività esistono personaggi non altamente professionali e con etica, e spesso la nostra professione si trova a dover combattere con questi personaggi che vanno a ledere le vacanze sospirate dei nostri poveri clienti.
    Ma in questo caso comunque esiste una categoria, ci sono delle tutele sempre più alte (vedi fondo di garanzia che ogni TO e Agenzia Viaggio a cui devono adderire entro fine settembre), proprio per evitare ogni sorta di problematica che può accadere al viaggiatore.
    Al contrario, se un utente/viaggiatore prenota con i grandi portaloni, nel caso di vacanza rovinata, a chi si rivolge? Questo è un distinguo che andrebbe fatto.

    La ringrazio per l’attenzione e mi scuso per le puntualizzazioni di cui sopra.
    Saluti
    Gianna Forlastro
    E-Week di Easyweeks Tour Operator

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