della Dott.ssa Marialuigia De Lucia, abilitata alla professione forense.

 

Non si tratta di una semplice assonanza della sillaba iniziale delle due parole: Vi Vi.
Esiste una stretta correlazione tra la violenza di genere e l’isolamento dei nuclei familiari dovuto al virus, che ha aggiunto al dolore per i numerosi lutti, ormai oltre 10.000, lo stravolgimento delle nostre vite private e delle nostre società, che ancora una volta si sono rivelate oltremodo fragili.
La convivenza coatta, protratta per 24 ore al giorno, aumenta il fattore di rischio per le vittime di violenza da parte di compagni, mariti, padri o figli criminali.
Le relazioni non sono sempre amorevoli, costruttive e permeate di rispetto reciproco, purtroppo.
In un numero considerevole di casi la convivenza forzata dovuta alle misure anti-contagio da Covid 19 si sta trasformando in un incubo per chi vive situazioni di violenza di genere.
Come si evince dagli artt. 1 e 2 della dichiarazione ONU sull’eliminazione della violenza contro le donne, integra tale fattispecie ogni atto che provochi un danno o una sofferenza fisica, sessuale, psicologica per le donne, incluse le minacce, la coercizione, o la privazione della libertà.
I dati statistici non sono confortanti, poiché denotano già in tempi normali un trend in crescita per i reati di stalking, stupro, fino all’estremo del femminicidio, con numeri inquietanti.
Sulla base di tali premesse è allo studio una contromisura per salvaguardare le donne che si trovano in situazioni di pericolo, anche sulla scorta dell’esperienza maturata con qualche mese di anticipo dalla Cina, dove l’emergenza Covid, oltre ai noti problemi, ha visto un’impennata degli episodi di violenza domestica e un incremento del numero delle richieste di divorzio.
La Spagna ha messo a disposizione delle vittime di violenza di genere la possibilità di soggiornare, durante l’emergenza Covid 19 in spazi sicuri con i propri figli, presso alcuni hotel e ideato una parola in codice per allertare il sistema di difesa da parte degli organi che si occupano della tutela delle vittime: basta pronunciare la parola “mascarilla 19” in farmacia (mascherina 19) per dare l’allarme.
In Italia esistono da anni organi rappresentativi dello Stato, associazioni e strutture preposte e impegnate nella lotta contro la violenza di genere, naturalmente allarmate da quella che potremmo definire un’emergenza nell’emergenza. E’ in fase di studio una misura per reperire luoghi in cui le vittime di violenza possano soggiornare in sicurezza durante il periodo dell’isolamento.
Risulta infatti inquietante che dall’inizio delle misure anticovid siano diminuite le denunce per violenza di genere, segno inequivocabile che la convivenza forzata rende più difficile alle vittime trovare momenti privati per uscire allo scoperto e chiedere aiuto.
E’ importante quindi, come stanno facendo in questi giorni quasi tutte le maggiori testate giornalistiche, ricordare che è attivo h 24 il numero antiviolenza 1522, e che il sistema funziona anche attraverso i canali social, mediante i quali si può comunicare più facilmente prescindendo dalla chiamata vocale.
Giova inoltre ricordare anche che YOUPOL, un’applicazione inizialmente ideata per denunciare in tempo reale episodi di bullismo e spaccio, si sta rivelando utile anche per la violenza di genere, e consente di inviare immagini on line direttamente alle sale operative della Polizia di Stato, dando inoltre la possibilità di geolocalizzare il luogo della violenza.
Prevenire i reati.
Punire i colpevoli.
Proteggere le vittime.
Questi i tre obiettivi scritti sul sito ufficiale del Ministero dell’Interno.
Nella speranza di uscire dalla fase emergenziale senza danni ulteriori rispetto a quelli già dolorosamente noti, rivolgiamo un pensiero di vicinanza e solidarietà a tutte le famiglie delle vittime di questa lugubre fase della nostra vita.

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