di Paola De Lucia.

“Mi sento male non solo per il dolore fisico in tutto il corpo, ma per lo schifo… per l’umiliazione… per le mille sputate che ho ricevuto nel cervello… mi fanno male anche i capelli… me li tiravano per tenermi ferma la testa… cammino… non so per quanto tempo, mi trovo davanti alla Questura.
Penso a quel che dovrei affrontare se entrassi ora… sento le loro domande, vedo le loro facce… i loro mezzi sorrisi… penso e ci ripenso… torno a casa… li denuncerò domani.” (dal monologo “Lo stupro”. Franca Rame 1975).

25 Novembre: Giornata internazionale contro la violenza sulle Donne.
Anche se le giornate celebrative mi rattristano perché comportano inevitabilmente un giorno dopo in cui tutto riprende come prima e perché trovo mortificante che per un giorno ci si alleggerisca la coscienza su uno dei temi più scottanti quale quello della violenza sulle Donne, frutto di una dilagante sottocultura maschilista che non conosce confini e che, da secoli, legittima schiavitù sessuale, stupri e mercificazione dei corpi, almeno per oggi, riflettiamo su quante scarpe rosse non vengono più indossate da Donne barbaramente uccise e facciamo in modo che l’indignazione odierna ci accompagni anche nei restanti 364 giorni all’anno.
Se riuscissi a scrivere tante parole quante sono le Donne vittime di femminicidio e/o di violenza tout court, non basterebbero pagine e pagine di dolore, rabbia e incredulità per come sia stato possibile ritrovarci, ancora oggi, nel XXI secolo, ad essere testimoni silenziosi e inermi di un degrado culturale talmente repentino e profondo da far precipitare le nostre “evolute” società nel baratro di inaudite violenze nei confronti delle Bambine e delle Donne, considerate e utilizzate sempre più come merce a disposizione del maschio dominante, come bottino di guerra, senza dignità alcuna e prigioniere, anche in famiglia, di uomini pronti ad abusare e profanare i loro corpi, riversando su quei corpi tutto il loro disprezzo, le loro miserie umane e la loro incapacità di accettare che la Donna possa essere DA SOLA artefice del proprio destino e rivendicare la libertà di disporre del proprio corpo, oltre che della propria vita.
Vorrei che le mie parole avessero una potenza deflagrante più del pianto delle vittime di femminicidio impossibilitate a calzare quelle scarpe rosse che, da qualche anno a questa parte, esponiamo in piazza per scuotere le nostre coscienze.
Vorrei che le mie parole fossero più potenti dell’urlo che, da secoli e in ogni parte del mondo, le Donne innalzano per abbattere il muro dell’indifferenza. Ma, mi chiedo, quali strumenti abbiamo noi Donne cosiddette emancipate e relativamente libere di autodeterminare la nostra esistenza, per sterminare definitivamente una mentalità, un modo di pensare, un comportamento di vita, e per far implodere la misoginia, i fondamentalismi religiosi, quella radicata maschile convinzione, condivisa a tutte le latitudini, che porta troppi uomini a compiere crimini contro le Donne e a considerarle come un giocattolo, un oggetto usa e getta strumento del proprio piacere, da odiare fino al punto di ucciderla se non più disposta ad assecondarli o se prova soltanto a ribellarsi a tale inaccettabile condizione.
Mi chiedo che esempi di Donna abbiano avuto in famiglia certi maschi per crescere con una dose di ignoranza e violenza tanto elevata nei riguardi della stessa, ma so che nel dis-educare i propri figli le famiglie non sono sole… molto contribuiscono i mass media nel diffondere un’immagine di donna-oggetto dolce e disponibile a tutto pur di farsi “ricoprire d’oro” dal potente pro tempore, la scuola che non c’è e il degrado culturale in cui siamo immersi oramai da troppo tempo.
Ci vorranno anni per recuperare quanto abbiamo perso in questa epoca di progressiva involuzione sociale e culturale, ma non è più rinviabile una scossa di ribellione a questo stato di cose.
L’augurio che faccio a tutte Noi è che possiamo riuscire a trasformare l’indignazione e il disgusto di oggi in un lungo cammino di resistenza ed effettiva, definitiva liberazione dalla schiavitù in cui, ciclicamente, gli uomini tentano di relegarci, e che le nostre figlie possano crescere e vivere in un mondo in cui non si debba mai più sentire l’esigenza di celebrare una Giornata internazionale contro la violenza sulle Donne!
Abbiate cura di Voi stesse, osate diventare ciò che volete essere!

3 Commenti

  1. E’ un grido senza rumore, un pianto senza lacrime, una preghiera senza parole… Così ci parla oggi Paola, forte più che mai della sua sensibilità alle problematiche del mondo femminile, pronta a scrivere parole che pungono, feriscono, noi donne al pensiero di quelle offese e deturpate; loro, gli uomini, quelli culturalmente adeguati, sviluppati, cresciuti in un contesto che non ha mantenuto e cristallizzato principi atavici, facile presunzione alla superiorità maschile fino all’estremo…. (forse nemmeno un oggetto si ferisce, punisce, obbliga, mutila, come alcuni esseri umani innominabili fanno, sulle donne) quegli uomini dunque che avvertono l’infamia, l’obbrobrio nel comportamento dei propri simili e se ne discostano, si “vergognano” di essere uomini! che siano sempre di più, che la Madre Natura , la radice nel ventre di ogni madre faccia proprio il principio di uguaglianza e rispetto fra uomini e donne, figli e figlie, sorelle e fratelli, fin dall’inizio, dal primo vagito….. la piccola bimba sia già protetta dalla Società intera, il piccolo bimbo venga alla luce con amore e lo stesso amore riversi sulle donne che lo circondano….. qualunque offesa possa ricevere, mai violenza, mai!!!!
    E noi madri di figli maschi, sempre adorati e protetti, non dimentichiamo il primo dovere: insegnare loro il rispetto per chi li ha messi al mondo, vedere in ogni donna gli occhi amorevoli della Madre, il suo sorriso quando si chinava su di loro per augurare la buona notte….

  2. Io penso che bisogna denunciare sempre, mai rimandare. Se tra centinaia di vittime si riesce a salvare una sola vita è gia un momentaneo successo impareggiabile. Dall’alto della mia esperienza rivolgo un solo appello all’unico errore che spesso commettete voi donne: Non restate un minuto di più con un uomo che durante la relazione si comporta da violento. Evitate di credere che in futuro riuscirete a cambiarlo!!! Questo errore vi potrebbe costare caro; anche se lo amate alla follia innescate il cervello. In ultimo un grosso complimento alla sig. Paola De Lucia

  3. Purtroppo non si tratta solo di una maggiore evidenza mediatica di un fenomeno già esistente. La situazione è davvero grave. Le donne sono tornate a essere le vittime di una violenza che è prevalentemente maschile. Registriamo una vera perdita del controllo sia della razionalità sia dei freni inibitori, cioè del controllo di rabbia e frustrazioni. Stiamo tornando al “selvaggio” dentro di noi, che se la prende con quelli che nelle civiltà primitive sono i più deboli, le donne e i bambini. E in questa regressione la donna perde in un istante tutte le conquiste e i diritti guadagnati in generazioni: gli uomini, infatti, hanno riconosciuto l’emancipazione femminile solo con la loro parte razionale, mentre secondo l’istinto la donna è rimasta un “oggetto” sessuale, una “proprietà” dell’uomo.
    Non è rilevante che le donne stiano accrescendo la propria indipendenza. Il vero problema è che l’uomo sta perdendo il proprio potere sul mondo, non sulle donne in particolare. La radice del male, la spiegazione di questa preoccupante violenza non va ricercata nelle donne, ma nella paura. Le donne ne sono vittime, non causa.
    Per capirlo dobbiamo partire dal presupposto che la persona forte non è violenta.
    Negli ultimi anni, invece, abbiamo assistito a un aumento della paura che immobilizza, una paura che si ricollega all’incertezza, alla perdita del ruolo, del potere che passa attraverso il denaro. E’ una crisi dell’esistenza, della civiltà, che sarebbe riduttivo considerare solo economica. La crisi ormai non è più fuori di noi, ma dentro la nostra testa. La paura legata all’incertezza genera una condizione di frustrazione, che ha una fase interna (la rabbia) e che quando si manifesta all’esterno diventa violenza.
    Ormai siamo arrivati a un punto in cui la violenza si unisce alla distruttività: non si sopporta più la situazione in cui si vive e se ne esce con delle stragi familiari che diventano delle vere apocalissi. E questa violenza incontrollata viene subita non solo dalle persone più deboli, ma anche da quelle che sono percepite come tali in quanto ti vogliono bene o ti hanno voluto bene.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui